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Eurovision, già arrivati in Svezia i primi 200 tir di lustrini e paillettes

Photo credit: Schwoaze/Pixabay

Malmö (Svezia) – Manca meno di un mese al più grande evento mondiale, almeno per i fan della musica trash, di quella balcanica che ha rotto i coglioni e di quella finto rock new wave italiana free jazz punk inglese: l’Eurovision Song Music Contest. La kermesse canora quest’anno si svolgerà in Svezia, dopo la clamorosa vittoria dello scorso anno di Loredan Skarvatten con “Jag är ingen dam”.

L’evento, che per gli addetti ai lavori viene definito amichevolmente “un gigantesco clistere che dura ben cinque giorni”, vedrà la presenza per l’Italia della vincitrice di Sanremo 2024 Angelina Mango, che per l’occasione porterà una versione accorciata del suo brano “La Noia”. Secondo il regolamento infatti, tutte le canzoni non possono superare i tre minuti di durata perché: “già ci rompiamo i coglioni dopo un minuto e mezzo”.

I preparativi sono già in corso e ieri sono arrivati nella città di Malmö i primi 200 tir di lustrini e paillettes che serviranno come scenografia, come accessori per i vestiti e probabilmente anche come cibo per i cantanti in gara. L’organizzazione ci tiene a precisare che entro i primi di maggio i carichi di decorazioni sgargianti, boa di struzzo, tute attillate giallo fosforescente, zeppe con i tacchi dorati, reggiseni a forma di piramidi, occhiali da sole con piume di pavone, giacche con pappagalli cuciti sulle spalline e pantaloni a zampa di tirannosauro saranno almeno 680, ma potrebbero salire a 1200, se verrà confermata la presenza di Cristiano Malgioglio.

Non poteva mancare anche quest’anno la nota politica: sembra confermata infatti la partecipazione alla competizione dello stato di Israele che, nonostante le proteste di numerosi artisti, presenterà la canzone “October rain”, dedicata alle vittime del massacro di Hamas dell’autunno scorso. Gli artisti israeliani hanno comunque deciso di modificare sia il titolo che parte del testo, facendoli diventare meno controversi: la canzone è stata ribattezzata “Hurricane” e parlerà di uno strano fenomeno naturale che si è abbattuto sulla Palestina da novembre e che ha distrutto gran parte della striscia di Gaza.

A tutt’oggi, nonostante gli sforzi del governo per fermarlo attraverso i carri armati e i missili, l’uragano non accenna a sparire.

Davide Paolino

(Quest’articolo è stato scritto anche grazie al sostegno di Box)

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