Trovato alimento vegano che pesa più dell’imballaggio in plastica

Photo Credits: PxHere

Nel mondo fatato di un vegano- Il fatto incredibile è accaduto il marzo scorso, quando Marcellone Veggy, una volta rincasato, mettendo a posto la spesa, si è accorto, con suo grande stupore, che l’alimento vegano appena acquistato pesava qualche grammo in più rispetto all’imballaggio in plastica nel quale era avvolto.

A molti questa notizia può non dir nulla, sopratutto a chi ignora che cosa vuol dire essere vegano nel caotico 2026. Quindi saremo noi a dirvelo: ci siamo finti vegani per una settimana per indagare su cosa si provi ad essere quella persona che si sente in pace con il mondo, avendo la consapevolezza che le sue abbuffate non siano il frutto di uno sfruttamento di qualsiasi essere vivente, che si può mangiare e godere senza creare sofferenze.

L’Idea di vegano che ognuno di noi ha è sempre stata quella di una persona che ama la natura, li immaginiamo mentre sciacquano la loro lattuga, la loro carota e via. Questa, però, è solo un’immagine romantica e abbiamo dovuto ricrederci. Purtroppo il vegano è una persona normale, lavora e va di fretta in questo mondo frenetico come tutti noi. Chi di voi non ha ignorato gli interi reparti dedicati a loro esattamente come di solito si fa con le zone dove sono esposte le birre analcoliche? Ebbene in questi reparti non c’è assolutamente quell’idea di natura e benessere che il vegano medio vorrebbe trasmettere, non ci sono le famose carote con ancora il ciuffo verde attaccato in cima, e nemmeno la lattuga ancora interrata. No, gli alimenti che mangiano questi moralisti della catena alimentare, sono tutti confezionati e imballati in contenitori di plastica. È qui che si capisce il paradosso del vegano da supermercato, una creatura mitologica che vive in un equilibrio precario tra l’empatia per il vitello e l’indifferenza totale per la tartaruga marina che, tra sei mesi, scambierà il packaging del suo “affettato veg” per una succulenta medusa.

Insomma si torna a casa con più plastica che prodotto commestibile, questo è innegabile. Quindi possiamo capire la gioia indescrivibile di Marcellone Veggy nell’appurare che un contenuto pesasse più del suo contenitore.

Quale narrazione poi debba sostenere un vegano da supermercato nel 2026 è presto detto: del resto, se i pesci muoiono soffocati dalle microplastiche derivate dai contenitori del tofu, tecnicamente non li stiamo mangiando. E nel complicato codice etico del 2026, questa si chiama vittoria. Ecco a cosa deve pensare per poter andare ancora in giro e fare quel fatidico colpetto di tosse stizzita, e credersi superiore a te, carnivoro incosciente, mentre addenti una succulenta fiorentina. Ma dopo questo reportage potremmo rispondergli a tono: “Buon appetito a te, sappi che la plastica non è un derivato animale, è praticamente insalata, solo un po’ più croccante e con un tempo di digestione di qualche millennio“.

Sergio Marinelli

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