Vladimirburgo – Sono state ore di apprensione, ma alla fine l’annuncio tanto atteso è giunto. Anche quest’anno, in occasione delle celebrazioni della vittoria dell’Unione Sovietica contro il nazismo nella Seconda Guerra Mondiale, il leader del Cremlino ha stabilito una tregua unilaterale con l’Ucraina, tregua che sarà puntualmente violata dalla Russia poche ore dopo il suo inizio.
“Quest’anno la tregua – ha proclamato il Presidente Vladimir Putin – partirà da mezzanotte del 9 maggio e sarà interrotta alle 2.15 del mattino a causa di un pensionato di Kiev che sicuramente starà sognando di riprendersi la Crimea. Provocazione che non potremo ignorare. La tregua verrà poi ripristinata alle 23.56, ma quattro minuti dopo il 9 maggio sarà finito per cui riprenderemo finalmente a fare il cazzo ci pare, lanciando attacchi contro l’Ucraina per recuperare anche quei 240 secondi di sgradevole inattività“.
Le dichiarazioni di Putin hanno però portato alla luce nuove crepe all’interno dell’amministrazione russa. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, per esempio, ha rilasciato un comunicato molto duro: “Abbiamo un leader eccezionale, il migliore della millenaria storia russa, però io avrei dato un segnale di buona volontà verso il mondo, interropendo la tregua qualche minuto prima“.
Anche Dmitrij Peskov, portavoce personale del leader russo dal 2012, non è riuscito a nascondere le sue perplessità: “2 ore e 15 minuti di tregua, non vorrei che passasse il messaggio che ci stiamo rammollendo. Proprio ora che abbiamo quasi vinto“.
Come al solito più moderate le dichiarazioni della direttrice del dipartimento d’informazione del Ministero degli Esteri russo, Maria Zacharova: “Ma quale tregua, ucraini di merda, vi ammazzo attutti!!!“
Apprese le decisioni di Putin, il premier israeliano Netanyahu ha fatto sapere che anche lui sta studiando una serie di tregue da applicare a Gaza e in Libano ma non ha ancora deciso se farà sapere gli orari in cui lui stesso le trasgredirà: “È un comportamento poco corretto? Sanzionatemi. Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!”
Augusto Rasori
