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Zangrillo insiste: “Il virus è morto a giugno, quello che gira adesso è un ceppo zombie”

Milano – “Rimango convinto che il Covid-19 sia clinicamente morto il 3 giugno 2020 alle 15:47, io stesso ho tastato il suo polso e ho appurato che il suo cuore aveva smesso di battere”. Sono queste le parole con cui il professor Alberto Zangrillo si difende dalle polemiche che lo hanno investito negli ultimi tempi. Con l’aumento esponenziale dei contagi, infatti, le previsioni ottimistiche che il primario di Anestesia al San Raffaele e medico personale di Berlusconi aveva avanzato, sostenuto da altri luminari della medicina come Giulio Tarro, Matteo Bassetti, Vittorio Sgarbi e mio cugino quello che crede agli alieni, si sono rivelate leggermente inesatte.

I 10.874 casi positivi registrati ieri in Italia dimostrano come, nonostante la relativa calma della stagione estiva, il virus sia tornato più aggressivo di prima, smentendo così i pronostici di Zangrillo. A sua difesa però bisogna menzionare il fatto che nel resto del mondo vi sono paesi, come gli Stati Uniti o il Brasile, dove la pandemia non ha mai allentato la morsa, dimostrando che le ipotesi del professore erano una cazzata già in prima battuta.

Ma Zangrillo non è intenzionato a recedere dalle sue posizioni e, pur ammettendo che l’attuale situazione sia un filino più grave del previsto, difende il Coronavirus dalle accuse: “Il responsabile della nuova pandemia non è il Covid-19, ma un suo ceppo zombie, risorto dopo la sua morte”. A supporto di questa tesi il professore ha citato un video segreto nel quale, in una notte di luna piena, si vedono chiaramente sbucare da sotto la terra del cimitero in cui era stato sepolto, due minuscoli tentacolini tremolanti. E a chi gli fa notare che nessuno ha ancora visto questo video, Zangrillo risponde: “Purtroppo lo smartphone con cui è stato filmato è morto a giugno e non si riesce più a trovarlo perché è risorto come zombie e scappato via, ma contiamo di recuperarlo con l’aiuto di una squadra di cani segugio e un cacciatore di vampiri”.

Il professore non si mostra comunque insensibile alla tragedia che si è abbattuta nel Paese: “Abbiamo sopportato momenti molto dolorosi, la perdita è grande e quando vedi morire così qualcuno ti chiedi se avresti potuto fare di più come medico. Non dimenticherò mai la tristezza che ho provato nel registrare il decesso del Covid-19. L’unica cosa che ancora mi spinge a lavorare per minacciare la salute pubblica sono le ultime parole del povero microorganismo: Ricordati di raccontare a tutti che avevi ragione”.

Gianni Zoccheddu

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