Professore revisionista di Siena si difende: “Più facile parlar bene del nazismo che parlar male del Palio”

6 dicembre 2019

Siena (Paese vicino alla provincia di Arezzo) – Quando il professor Benilio Napaloni (classe 1969) ha rivelato al mondo il complotto giudaico dell’euro tramite il suo account Twitter, nessuno ha battuto ciglio. Quando ha paragonato l’arte oratoria di Hitler a quella del suo idolo personale, Paolo del Debbio, nessun suo collega all’Università della Vita di Siena si è preoccupato di zittirlo. Quando ha auspicato la soluzione finale del Terzo Reich per risolvere l’annoso problema dei parcheggi in centro storico, seduto in un bar durante l’aperitivo in Piazza del Campo, non ha dato fastidio a nessuno. Poi, a un certo punto, Napaloni ha fatto il celebre passo più lungo della gamba.

In un tweet del 31 novembre del 2019, l’account @BenNap69lover, ora sospeso, riportava infatti: “In un forum online ho scoperto un capitolo inedito dei Protocolli dei Savi di Sion che dimostra che il Palio di Siena è una vera e propria arma di distrazione di massa… anzi, sembra proprio che Sion sia l’antico nome della città di Siena!”. Tweet successivo: “Sion = Siena. Cavalli = Cavalli di Troia. #APRITEGLIOCCHI”.

Poco dopo lo smartphone di Napaloni ha iniziato a vibrare, il campanello di casa a trillare e un sasso gli ha spaccato la finestra di casa. “Finalmente – ha pensato il professore – la folla si è accorta della verità e insieme torneremo ai fasti dei tempi che furono”.

Purtroppo per lui, la sua lettura dei fatti si è rivelata ancora una volta fallace. “Tu che parli male di Siena, vergognati!” è l’urlo che è entrato dai vetri rotti. “Impara l’educazione, bestia di merda. Il Palio non si tocca!”, uno dei messaggi che ha trovato in segreteria. E con i tweet è andata ancora peggio: “Quando parli del Palio di Siena devi stare zitto!”, “Appena il fantino della mia contrada ha finito di scoparsi mia moglie, lo mando a scoparsi tu’ madre!”, “Sappiamo dove abiti, queste cose non fanno ridere a nessuno… se ti becco, ti metto le mani in viso!”.

Benilio Napaloni, sconvolto, inizialmente ha balbettato, salvo poi riprendere la favella e scrivere su Twitter che quelle erano le sue opinioni personali, che in fondo viviamo in un paese libero, no? Napaloni, convinto fino all’istante prima che il mondo fosse immerso fino alla testa nel fetente sterco di una cospirazione censoria planetaria, si è appellato dunque alla libertà di pensiero e di parola. “Non posso scusarmi per le mie idee. Sì, per me Siena è l’antica Sion e sì, i Senesi sono gli eredi degli ebrei e il Palio è una grandissima cazzata! Finissero tutti appesi, loro e i loro cavalli!”, ha postato su Twitter.

All’alba, tutte le contrade della città si sono riunite sotto casa di Napaloni. Bambini, donne, uomini, cavalli, puledri e pure i fantini si sono trovati sotto la dimora del professore universitario per intimargli di scendere e farsi ammazzare, sennò sarebbero saliti loro e l’avrebbero ammazzato in casa.

Dalla finestra rotta la sera prima, Napaloni ha lanciato un messaggio alla folla: “Vergognatevi! Ho passato anni ad elogiare Hitler e nessuno ha battuto un ciglio e solo ora che scoprite di esser peggio degli ebrei mi date contro? Più facile parlar bene del nazismo che parlar male del Palio!”.

A quel punto, il vescovo di Siena, montato a cavallo, ha benedetto le armi che la folla ha raccolto: salami stagionati, alabarde incrostate di ruggine e  copie ammuffite di vecchi libri revisionisti di Giampaolo Pansa e Bruno Vespa. I fantini hanno utilizzato i cavalli come arieti per sfondare il portone del palazzo di Napaloni. La fiumana umana si è quindi riversata su per le scale, fino a raggiungere la casa di Napaloni. Solo che lui non c’era. Al suo posto, un semplice messaggio “Non mi avrete mai, merde!”. Napaloni era scappato, fuggendo per i tetti della città.

Alcune ore più tardi, nella piazza di Dongo, a Como, alcuni agenti segreti del Palio, mascherati da poliziotti, hanno fermato un uomo travestito da senese (un piccolo pony con sé e il naso adunco di plastica a coprirgli quello vero): Napaloni ha provato a confondersi come uno dei suoi tanto odiati senesi e aveva un passaporto paraguaiano in tasca con cui sperava di raggiungere il Sud America dalla Svizzera.

Prima di essere tradotto al carcere di Siena con l’accusa di odio extracontradaiolo, Napaloni è stato licenziato dall’Università della Vita di Siena ma ha già ricevuto la proposta per una piccola rubrica settimanale su La Verità.

Andrea H. Sesta

Scrivo di notizie vere su Lercio, di notizie libresche su Finzioni e colleziono gif sul mio blog. Quando mi chiedono cosa voglio fare rispondo: il pirata lebowskiano.

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