NAPOLI – Ancora decessi dovuti al caldo estremo nella, una volta, freschissima piazza del Municipio: un gruppo di negazionisti del cambiamento climatico si era dato appuntamento proprio lì, nelle ore più roventi di queste giornate torride, per ascoltare Giansalvatore Ricciunto, leader locale degli scettici riguardo il riscaldamento globale.
Sfidando l’ondata di calore afoso di questo periodo, Ricciunto aveva convocato un comizio nella assolatissima piazza, resa ancora più rovente dal recente restyling dell’intera piastra pedonale in pietra lavica scura, che può raggiungere temperature degne di una fornace nucleare.
“Ha sempre fatto caldo d’estate” esordiva tra gli applausi di incoraggiamento dei suoi seguaci, pochi in realtà poiché la maggior parte di loro era stramazzata al suolo lungo la strada per raggiungere l’happening.
“Fa molto caldo, nessuno lo nega” – proseguiva accalorandosi in tutti i sensi – “E allora? Come vorreste combatterlo, con gli alberi? Quanta ombra può mai fare un albero?! Grattacieli, ci servono più grattacieli, quelli sì che fanno ombra!”
“Bravo!” gli aveva gridato una signora presente che, per applaudire, smetteva per un attimo di rinfrescarsi col ventaglio e sveniva.
“Gli ecologisti invece vorrebbero decementificare: a volte spero che Donald Trump ci bombardi, pur di liberarci di questi poveri comunisti che si sono inventati il cambiamento climatico solo per farci comprare auto elettriche dalla Cina!”
Dopo questa affermazione, i suoi attenti seguaci volevano tributargli una standing ovation, ma non ce l’avevano fatta a reggersi in piedi.
“Ho visto al tg che presto i tropici verranno qui” interveniva il più giovane dei presenti in felpa e cappuccio.
“Ai tropici si vive benissimo: ci adatteremo, come ha recentemente spiegato l’insigne scienziato nonché, se tutto va bene, futuro Presidente della Repubblica Ignazio La Russa“ rispondeva Giansalvatore arringando la piccola e madida folla. Il sudore che scendeva copioso lungo fronte e schiena non pareva preoccuparlo.
Poi continuava: “Non date retta ai terroristi del clima: a Parigi quaranta persone che avevano caldo si sono tuffate nella Senna e sono morte; ma oggi, grazie alla rete idrica che arriva in tutte le case, non ci servono più i fiumi. Se avessero tombato la Senna, quelle persone ora sarebbero vive!”
Gli spettatori presenti annuivano convinti, ma sempre meno: rialzare la testa diventava ogni volta più faticoso.
Durava già un’ora questo comizio in condizioni estreme: quello che colava dalla fronte del leader anti climate change non era più sudore, ma la sua stessa pelle, ora della consistenza di una fonduta d’alta quota. La texture pareva quella di una mozzarella lasciata in macchina sul cruscotto o di un ghiacciolo alla fragola dimenticato sul marciapiede.
I lineamenti del viso, sfidando la forza di gravità, colavano dolcemente verso il collo come un dipinto di Dalí che ha preso troppo sole. Gli zigomi avevano superato la linea della mascella.
I pori non traspiravano più: come dei micro-geyser, spruzzavano vapore acqueo.
Il giovane di prima interveniva per aiutarlo, ma l’epidermide di Ricciunto aveva raggiunto lo stadio di ‘caramellizzazione avanzata’: toccandolo con la mano gli lasciava un’impronta permanente come sul cemento fresco.
I pochi ascoltatori ancora rimasti – vivi – gridavano inorriditi: “Il nostro leader è stato messo a tacere dai poteri forti!” e cercavano di scappare via. Lo scatto sotto il solleone e sopra la pavimentazione rovente è stato fatale per tutti loro.
Patrizio Smiraglia
