Leghisti calabresi: “Ora possiamo interrompere il digiuno per Salvini?”

Leghisti calabresi: “Ora possiamo interrompere il digiuno per Salvini?” - Lercio
Nell'immagine: un gruppo di sostenitori del Capitano duramente provato da diversi minuti di digiuno

Calderola (CS) – È questa la domanda che riecheggia tra le strade di Calderola, ridente paesino nel territorio del Parco del Pollino. Nonostante la vittoria della coalizione di destra, grazie anche al contributo della Lega, c’è ugualmente un velo di malcelata tristezza sui volti dei militanti leghisti. A riassumere il motivo di questo disagio è Giuseppe Nisticò, segretario del circolo leghista “Il Trota”, che conta un centinaio di iscritti: “Abbiamo fame. Ma proprio tanta fame. Abbiamo aderito all’iniziativa #DigiunoPerSalvini perché secondo noi il capitano è perseguitato dalla giustizia italiana, però adesso la situazione si sta facendo pesante. Noi vogliamo bene a Matteo, e a dire il vero qui lo votiamo non tanto per le idee politiche ma proprio perché mangia come uno di noi. Quindi può anche ricominciare a chiamarci terroni, a dire che puzziamo, continueremo sempre a votarlo, ma questa cosa del digiuno per favore basta”.

L’iniziativa #DigiunoPerSalvini, lanciata per esprimere solidarietà al segretario della Lega per il rinvio a giudizio sul caso Gregoretti, prevede che ogni militante leghista scelga un giorno in cui digiunare. “Noi abbiamo fatto dei turni – prosegue Nisticò – a me è capitato proprio il giorno delle elezioni. È stata durissima, quasi non avevo le forze per arrivare al seggio. E sulla scheda stavo per mettere la X su Callipo solo perché si chiama come il tonno in scatola. Ma per altri è stato impossibile: al mio amico Ciccio Spadafora, per esempio, è toccato il digiuno proprio il giorno della comunione di sua nipote. Quando ha visto arrivare crostini di pitta ca’ sardella, pasta ca’ muddica, vrasciuli e peperonata, non ce l’ha fatta e si è iscritto a Potere al Popolo”.

Nisticò aggiunge altri particolari che rendono l’idea di quanto sia stato difficile per lui aderire a questa iniziativa: “La decisione è stata accolta male in famiglia, anche perché a casa mia è ancora in corso il pranzo di Natale. Quando ho aderito ho avuto il problema di come comunicarlo a mia madre, che è anziana e parla solo il dialetto. E nel dialetto calabrese abbiamo 92 espressioni per chiamare il peperoncino ma nessuna per il digiuno, quindi l’unico modo per dirglielo è stato mettermi del nastro adesivo sulla bocca, cosa che le ha provocato una crisi isterica”.

Sul caso è intervenuto anche il presidente dell’Ordine dei Medici: “Nessun calabrese è mai stato senza mangiare per più di 40 minuti, dunque non conosciamo gli effetti a lungo termine sull’organismo di questa pratica per loro estrema. Il consiglio che mi sento di dare è di tornare a mangiare con la consueta regolarità, come del resto sta facendo da anni Matteo Salvini a spese anche dei calabresi. A proposito: quanta ‘nduja si compra con 49 milioni di euro?”.

Eddie Settembrini