Aroldo Loiddo poco prima del crollo.  (Foto: Craig Sunter)

Aroldo Loiddo poco prima del crollo. (Foto: Craig Sunter)

Foggia, minaccia di buttarsi dal tetto di una scuola ma gli crolla sotto i piedi

16 luglio 2019

Foggia – Momenti di panico nella scuola secondaria di primo grado Marco Carta di Foggia, dove ieri mattina all’alba un uomo di novanta chili è salito per protesta sul tetto dell’istituto e ha minacciato di lanciarsi nel vuoto. La lastra di eternit sotto di lui ha però ceduto, inghiottendo il contestatore e facendo crollare l’intera copertura che, con il suo peso, ha travolto i due piani sottostanti radendo al suolo l’intero edificio. Aroldo Loiddo, questo il nome dello sventurato acrobata 49enne, è vivo e si trova ancora sotto le macerie.

L’episodio sembrerebbe seguire una catena di eventi simili accaduti negli ultimi giorni in Italia. La settimana scorsa una guida turistica abusiva romana, con l’apparente intenzione di farla finita, camminava sul cornicione del Colosseo per reclamare contro i provvedimenti presi dal Campidoglio che penalizzano i bagarini salta-fila della piazza; due giorni dopo, in provincia di Torino, un camionista e omicida seriale di prostitute saliva sul tetto del municipio per contestare il sindaco del suo paese: aveva emesso un’ordinanza che contrastava duramente lo sfruttamento della prostituzione nelle strade.

Nelle prime ore della mattinata di ieri, Aroldo Loiddo si è arrampicato in cima all’istituto scolastico per protestare contro i professori che a giugno lo hanno promosso e gli hanno fatto conseguire la terza media. Loiddo infatti, che frequenta la Marco Carta dal 1981 (quando ancora si chiamava Scuola Media Leone di Lernia), non ha nessuna intenzione di finire la scuola dell’obbligo né tanto meno di lasciare l’istituto. Nell’arco di tempo di quasi quarant’anni era stato ammesso alla classe successiva soltanto due volte, a causa di due errori nelle trascrizioni dei nomi sui tabelloni. Uscendo sistematicamente dall’aula durante tutte le ore di lezione, il Loiddo trascorreva le mattinate svolgendo lavoretti all’interno della struttura. Inizialmente solo qualche piccola riparazione e interventi di giardinaggio; poi, col passare dei decenni, anche lavori più complessi fino a vere e proprie opere di muratura. Autodidatta, era infine diventato il responsabile tecnico unico dell’istituto e veniva retribuito con quattordici mensilità dalla Regione Puglia. Di recente aveva ristrutturato il tetto della scuola e aveva demolito e ricostruito tutte le solette e i pilastri, armandoli con canne di bamboo trovate in giardino e reti da pollaio.

Prima di simulare il suicidio e finire sotto un cumulo di detriti, lo studente fuori corso aveva allertato in piena notte tutti i suoi ex compagni di classe, i bidelli, i professori, la preside, il sindaco, la Polizia, i Vigili del Fuoco, la stampa locale e persino un suo amico negoziatore che, ironia della sorte, è lo stesso uomo salito sul tetto del municipio nel torinese. Si tratta di Alessandro Peruzzi, parecchie comparsate in TV, autotrasportatore abusivo, serial killer e psichiatra rincoglionito in pensione con la fissa per la mafia nigeriana.

I paramedici, intanto, stanno nutrendo Aroldo Loiddo tramite un tubicino entro cui viene pompato a getto continuo un frullato composto da pane di Altamura, capocollo e birra Peroni; l’obiettivo dei Vigili del Fuoco, dati gli scarsi mezzi a disposizione, è di farlo decuplicare di volume per agevolare la rimozione dei calcinacci.

Andrea Canavesi

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Andrea Canavesi, ma il nome è fittizio, nasce in Europa verso la fine degli anni '60. Da un numero imprecisato di anni vive in un altro continente che inizia con la lettera A, in una località che mi guardo bene dal rivelarne il nome. Al momento si mantiene vendendo otturazioni d'argento su eBay. I suoi passatempi preferiti sono insegnare l'alfabeto Morse ai panda anziani e depistare Scotland Yard.

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