Di Maio nasino

Di Maio: “Ho insistito su Savona perché Salvini mi ha rubato il naso e minacciava di tenerselo”

29 maggio 2018

ROMA – Mentre l’Italia si trova in una tempesta istituzionale e finanziaria senza precedenti, tranne le 247 precedenti, il leader del M5S Luigino Di Maio svela i retroscena sul veto del Presidente della Repubblica a Paolo Savona.
L’occasione è stato un flash mob organizzato dallo stesso Di Maio nella scuola materna romana ‘Carlo Collodi‘, che frequenta abitualmente ogni mattina. Davanti a un pubblico di attenti compagnetti di gioco Di Maio ha stigmatizzato il rifiuto di Mattarella apostrofandolo come “Presidente monello“, che “non ha voluto far giocare il nostro amichetto Savona e si è anche rifiutato di andare a contare nel suo turno a nascondino“.

Ma sono le rivelazioni del pentastellino sul come si è arrivati al nome dell’anziano economista a suscitare maggior clamore. Luigino ha chiaramente confermato che quello di Savona è stato un nome imposto dalla Lega e in particolare da Matteo Salvini: “Maestro Matteo mi aveva detto che dovevo aiutarlo con quest’uomo bravo bravo, che se non lo facevo mi faceva totò, poi ha allungato la mano e mi ha rubato il naso. Lo so perché l’ho visto bene bene in mezzo alle sue dita. Poi ha detto che non me lo avrebbe reso se non facevo giocare Savona in squadra come attaccante, solo che poi Mattarella ha sospeso la partita. Uffa-uffa, io volevo giocare!”.

Tutti i bambini dell’asilo confermano la versione di Di Maio e la fermezza di Matteo Salvini nel portare avanti le sue idee radicali. “Vuole cacciare un sacco di bambini dalla scuola – afferma il compagnetto Robertino Ficoperché dice che non sono italiani e portano le malattie, anche se a me sembravano bambini uguali a noi. Comunque maestro Matteo Salvini dice che siamo a scuola per imparare, e adesso ho imparato che non siamo tutti uguali. Quando sarò grande cercherò di mettere tutti gli uguali con gli uguali e i diversi lontano, perché sono diversi e brutti, magari portandoli via tutti insieme in treno“.

Anche un altro compagnetto di Luigino, Sandrino Di Battista, racconta la pericolosità di Salvini: “Maestro Matteo urla sempre, ha detto che non è giusto che i bambini con meno soldi paghino di meno a scuola, dice che lui metterà una cosa che tutti i bambini pagheranno uguale, sia quelli che arrivano con la macchina grande del papà, sia quelli che arrivano in bus con la mamma che poi va a lavorare nella fabbrica vicino e non c’ha i soldi per la macchina. Ma maestro Salvini ha anche detto che andiamo a scuola per imparare e io ho imparato che la cosa più importante è avere soldi, perché quelli con i soldi sono più bravi“.

A conclusione del flash mob, dopo aver fatto la merendina, Di Maio ha promesso ai suoi compagnetti che si tornerà presto a giocare il suo gioco preferito: “Fra poco rifacciamo le squadre e giochiamo al gioco delle elezioni. Maestro Matteo dice che giocherà in squadra con me e che quindi non possiamo perdere, io ho detto che non sapevo se volevo giocare con lui ma poi mi ha comprato un gelato e ho detto sì“, ha dichiarato prima di lanciarsi dalla cima dello scivolo urlando: “yuppiiii!

Gianni Zoccheddu

Gianni Zoccheddu nasce in Sardegna nella calda estate del '76, unico sopravissuto di 4.576.458 fratelli, tutti morti durante la fecondazione. Fino ai 18 anni è convinto di essere Gesù poi, fallito il tentativo di moltiplicare pani e pesci facendoli accoppiare tra loro, smette di credere in se stesso e diventa ateo. Dopo alcuni anni passati a lavorare come commesso presso un distributore automatico si iscrive in Lingue, ma non si laurea per colpa dei comunisti, le scie chimiche e i rettiliani. Attualmente vive a Scrotopoli, dove si prende cura di una dozzina di troll nani, cercando faticosamente di guarirli dalla schizofrenia. Nel tempo libero ama fare bolle di sapone col culo e conosce personalmente un quasar. Segni particolari: un vistoso rinoceronte tatuato sulla chiappa destra di un altro tizio. Motto preferito: meglio soli che pianeti.

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