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Coronavirus. Cinese non si reca a lavoro per paura di entrare nel suo negozio

Author: Cowins / Pixabay License

Val Vibrione – “Era rimasta chiusa la domenica e abbiamo avvertito immediatamente le autorità”. Così parenti e amici, ancora scossi, hanno commentato il ritrovamento di Li Wang Zhang, imprenditrice cinese nel settore della ristorazione che da 12 ore non si recava sul posto di lavoro, ritrovata poi in tarda notte barricata all’interno della sua casa.

“Io volevo scendere per mettere il cartello con scritto ‘CHIUSO’, ma ero terrorizzata anche solo all’idea di mettere la punta della mascherina fuori di casa, figuriamoci in un ristorante cinese! Poi a pensarci bene mi sono ricordata che tanto avevamo solo il cartello con scritto ‘APERTO'”. Sarebbero state queste le prime parole pronunciate dalla donna dopo che le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nell’appartamento e sono riusciti a spegnere la tv rimasta sintonizzata dalla sera prima su Rete 4 e quindi a tranquillizzarla.

Li Wang Zhang, arrivata in Val Vibrione dalla regione cinese del Novaxjang, conosce bene le procedure di quarantena durante i casi di epidemie in patria ma all’imprenditrice cinese, però, nessuno in Camera di Commercio aveva illustrato i vantaggi della Partita Iva italiana, probabilmente per l’evidente gap linguistico, e di conseguenza ne ignorava la potenza antibiotica e non sapeva quindi di essere immune da ogni malanno stagionale fino alle guerre batteriologiche di terza generazione.

Li Wang Zhang ora sta meglio e dovrebbe riaprire tra 20 minuti. Ma convinta dalla bontà di un volantino ha scelto per sicurezza di ordinare d’ora in poi solo prodotti italiani, rivisitando per intero il suo menù: i ravioli al vapore preparati con vera sfoglia emiliana, pollo con funghi e topinambur al posto del bambù, e friarielli al posto delle alghe.

Vittorio Lattanzi

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