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Omicidio Regeni. L’Egitto fa chiarezza: “È stato il suo gattino”

30 marzo 2016

IL CAIRO – Il rapimento di cinque predoni? Il colon irritabile? Una gravidanza isterica?  No, niente di tutto questo. A uccidere il giovane ricercatore universitario Giulio Regeni, che stava lavorando a una tesi sui diritti dei lavoratori, sarebbe stato il suo gattino. Sì, parliamo proprio del minaccioso e irascibile animale che si vede anche in foto e che Regeni teneva in casa riempiendolo d’affetto. Il gattino gli avrebbe teso un agguato la notte della sua scomparsa, catturandolo e uccidendolo.

Finalmente, dopo tante ipotesi fantasiose, le forze di sicurezza egiziane sono arrivate a una inattaccabile versione dei fatti, in seguito a un’indagine condotta su se stesse e aver così stabilito la propria innocenza. A tradire l’animale, alcuni testimoni che lo avrebbero riconosciuto, nonostante fosse incappucciato, grazie al fatto che alle sue calcagna c’erano 47 youtuber e che sul luogo del ritrovamento, particolare rivelato solo ora, siano state ritrovate alcune palle di pelo rigurgitate.

“È uno scenario chiaro, plausibile e che non lascia dubbi – soprattutto considerando che i gatti tentano sempre di uccidere i loro padroni, come tutti sanno grazie a Internet” ha dichiarato in geroglifico Rob-ert El-Jacob, membro molto influente degli efficientissimi Servizi Segreti egiziani, che ci tiene a specificare di essere stato assunto in quanto “estremamente squilibrato”. Resterebbe però un aspetto da chiarire, quello delle ferite da tortura che sono state trovate sulla salma di Regeni, difficilmente imputabili all’azione del micio, che notoriamente non ama spegnere sigarette addosso alle gente o friggere scroti con cavi da batteria. “Quei segni? Beh, è ovvio: è caduto dalle scale – prosegue l’uomo, che poi però ha un’incertezza e si corregge – dicevo che si tratta, ovviamente, di lesioni da fotocopiatrice; bruciature che sono molto comuni, come sanno tutti gli studenti che stanno scrivendo la tesi o gli stagisti. Tra l’altro, quando fai le fotocopie poi tendi anche a cadere dalle scale, voglio sottolinearlo”.

La versione, che in generale ha suscitato qualche perplessità, è stata però immediatamente avallata da rappresentanti di Eni, Edison, Banca Intesa San Paolo, Italcementi, Pirelli, Italgen, Danieli Techint, Gruppo Caltagirone, aziende che solo casualmente hanno importanti interessi sul territorio egiziano. Anche le industrie del turismo, come Alpitour e Valtour concordano, anche se l’Egitto resta ancora una terra poco raccomandata se soffrite di patologie respiratorie come l’asma, se siete deboli di cuore oppure se state scrivendo una tesi sui diritti dei lavoratori e i sindacati egiziani, raccogliendo materiali sugli ambulanti del Cairo, e la relatrice è la docente di Cambridge Maha Abdelrahman, nota oppositrice del regime di Al-Sisi.

“Vorrei assicurare al popolo italiano che i nostri sforzi continueranno notte e giorno finché non avremo trovato la verità su tutto quello che è accaduto e finché non avremo arrestato i colpevoli” ha dichiarato da par suo il presidente Al-Sisi, parlando dell’Italia come fosse un Paese che gode di dignità internazionale.

Il 5 aprile, la procura egiziana rimetterà tutti gli atti dell’inchiesta all’Italia. Per andare sul sicuro, pare che però l’Egitto stia pensando di diffondere la notizia che Regeni sia stato ucciso da un pilota che volava troppo basso e ha tranciato una funivia tra due piramidi su cui il ricercatore in quel momento si trovava – una versione che in passato si è dimostrata già sufficiente a placare la nostra sete di giustizia.

Stefano Pisani

Stefano Pisani è esperto in Astronomia leggera, Pesca di spalle, Storia della storia, Waffle, Biografie insensate.

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