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Ulteriore scissione a sinistra: elettori costretti a schierarsi tra falce e martello

Ulteriore scissione a sinistra: elettori costretti a schierarsi tra falce e martello - Lercio

Quello a cui stiamo assistendo è Il peggior momento storico della sinistra italiana sin dalla sua nascita“. È questa l’analisi critica che i leader della sinistra italiana intendono portare al prossimo congresso congiunto di tutti gli iscritti a tutti i partiti: 12 invitati in rappresentanza di 348 sigle. Ma assieme alla critica arriva anche una nuova speranza, una proposta che potrebbe rimescolare le carte:

Ci siamo impegnati moltissimo, abbiamo cercato in tutti i modi di ampliare i consensi abbracciando progetti col PD a colazione, promuovendo la candidatura a premier di Grasso a merenda e auspicando una forza di sinistra unita con Rifondazione per l’apericena. Ma purtroppo i nostri sforzi non sono valsi a nulla se non a mandare in confusione il nostro elettorato. Bisogna correre ai ripari, stiamo perdendo persino i voti delle impiegate acide, dei maestri coi baffi, di quei 4 stronzi che fanno satira; persino il nostro zoccolo duro di zitelle e scapoli che non hanno mai trovato il coraggio di fare coming out vacilla“, chiosa il leader del UVPCU (Unico Vero Partito Comunista Unito) Ugo Solitudine.
Gli fa da contraltare Zeno Assoluto, segretario di SMSPDNCGA (Sinistra Ma Sinistra Per Davvero Non Come Gli Altri): “Certo, far convivere Potere al Popolo, che prima si era proposta come forza aggregante, per poi aprire i centri sociali col menù vegano obbligatorio… e senza possibilità di scelta, con quelli di Rifondazione Comunista, che notoriamente si legano al dito cose per circa 20-22 anni, è stata un’idea lisergica, ma ora come non mai è il momento di ripartire con una proposta rivoluzionaria per fermare le destre che avanzano. Purtroppo non abbiamo intercettato un passaggio fondamentale ovvero quando l’operaio ha capito che sarebbe potuto essere come ‘Berlusconi‘, con fighe e Bunga Bunga annessi, solo se avesse avuto i soldi di Berlusconi, e mentre esitavamo in quel frangente, è invece passato il messaggio che per essere Salvini basta un cellulare, un buon amaro digestivo e un immigrato che delinque“.

I leader uniti hanno proposto anche una seconda analisi, sulle nuove scuse da adottare, principio fondante su cui si sono rette tutte le formazioni di sinistra da Bertinotti in poi, dopo ogni flop elettorale, rispetto a quelle ormai obsolete e forse un po’ troppo radical chic. È questo il senso delle parole di Tristano Sfiga, presidente di POSOVE2M (Partito Operaio Senza Operai Version Extreme 2 Max): “Lo sappiamo, la scusa della lista tardiva, sempre, sistematicamente, creata in fretta e furia, ecco questa non dovremmo utilizzarla più, ma ormai è diventata una tradizione e ci siamo affezionati. Comunque quest’anno abbiamo optato per un altro classicone, il richiamo al ‘voto utile’, che sta sempre bene con tutto. Per giustificare il devastante crollo elettorale, si potrebbe anche magari aggiungere la scusa delle troppe sigle, ma poi, ne faremmo rinascere altre 100, per distinguerci. Quest’anno tornano di moda pure le tute, io punterei sui giovani disinteressati alla politica, giustamente se vedi uno in tuta, non ti viene di chiedergli la sua posizione sull’aborto, però, noi abbiamo un problema di comunicazione che ostinatamente continuiamo ad ignorare, cerchiamo la militanza e non troviamo un compagno disposto a farsi 7-8 ore di brace, dove sono le salsicce? Dove sono le pancette? Cosa diamo ai metalmeccanici, l’hummus?”.

Da qui nasce questa proposta rivoluzionaria che metta tutti d’accordo: invece che cercare l’unità, che è una cazzata, come dice la Carofalo pisciando sui commenti dell’autore dell’articolo, cercare la scissione definitiva e incontrovertibile, creare 2 poli unici: la Falce e il Martello, ognuno comodamente da casa potrà creare la sua sigla, valida a patto che si schieri con una o con l’altra formazione, si potrà litigare finalmente uniti, senza disperdere i voti, un sistema di sottoinsiemi legato poi ad un unico voto di partito.

Vittorio Lattanzi

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