Libero-merda

Svolta green a Libero, stop a inchiostri chimici: “Stamperemo direttamente con la merda”

24 gennaio 2019

Milano – “C’è poco da stare allegri, l’inquinamento globale non è esclusivamente colpa dei froci, ma anche un pochino di tutte noi persone NORMALI, che dobbiamo fare di più per salvare questo pianeta anche se è pieno di stronzi“.
Con queste parole il direttore di Libero, Vittorio Feltri, annuncia la svolta ecologista del quotidiano milanese, che dal prossimo mese sostituirà il classico inchiostro usato per la stampa del giornale, ricco di additivi e solventi nocivi per l’ambiente, con uno biologicamente sostenibile formato per il 75% d’acqua e per il 25% da batteri, fibre non digerite, grasso, materia inorganica (calcio e fosfati), muco, cellule intestinali desquamate e alcune proteine, ovverosia con la merda.

Il rivoluzionario inchiostro interamente fatto di escrementi è stato brevettato dagli stessi tipografi che stampano il giornale. Abituati a maneggiare ogni giorno tonnellate di liquame in forma di titoli e articoli del quotidiano, i tecnici hanno preso familiarità con la sua composizione e duttilità. La merda si può usare, infatti, sia per confezionare titoli xenofobi come “Dopo la miseria portano malattie“, ma anche sparate sessiste tipo “Patata bollente” o gli attacchi ai meridionali di “Comandano i terroni“, così come decisamente di merda è anche l’idea di allegare alle copie le pistole al peperoncino.

Ci siamo resi conto che l’intero giornale Libero non è altro che un cumulo di letame, e probabilmente l’intera redazione si trova invischiata in questa mefitica miscela di paglia, azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio e zolfo. E possiamo solo immaginare di cosa sia foderata la testa di Feltri, altrimenti non si spiegano le spalate, ehm, sparate, che sforna ogni giorno, – racconta François Cliché, co-proprietario del brevetto – così ci siamo detti: perché non usare la merda anche come inchiostro? Oltre a essere biodegradabile si armonizza perfettamente con i contenuti della pubblicazione“.

Dopo alcuni mesi di prove, Cliché e colleghi hanno messo a punto la miscela perfetta, e pazienza se il colore dei caratteri è cambiato dal classico nero ai toni di marrone (tanto che qualcuno ironizza già sulla svolta brown) e la pagina emana un caratteristico olezzo, difficilmente qualcuno se ne accorgerà, coperta dal tanfo nauseabondo dei corsivi di Filippo Facci.

Siamo certi che il nostro esempio sarà seguito da altri quotidiani ad alto contenuto escrementizio, come Il Giornale e La Verità”, prevede Feltri, e alla domanda se veramente la sua testa sia piena del fertilizzante organico per antonomasia, il direttore risponde: “Meglio avere la testa piena di merda che essere finocchio”.

Gianni Zoccheddu

 

Gianni Zoccheddu nasce in Sardegna nella calda estate del '76, unico sopravissuto di 4.576.458 fratelli, tutti morti durante la fecondazione. Fino ai 18 anni è convinto di essere Gesù poi, fallito il tentativo di moltiplicare pani e pesci facendoli accoppiare tra loro, smette di credere in se stesso e diventa ateo. Dopo alcuni anni passati a lavorare come commesso presso un distributore automatico si iscrive in Lingue, ma non si laurea per colpa dei comunisti, le scie chimiche e i rettiliani. Attualmente vive a Scrotopoli, dove si prende cura di una dozzina di troll nani, cercando faticosamente di guarirli dalla schizofrenia. Nel tempo libero ama fare bolle di sapone col culo e conosce personalmente un quasar. Segni particolari: un vistoso rinoceronte tatuato sulla chiappa destra di un altro tizio. Motto preferito: meglio soli che pianeti.

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