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Ruba venti fogli A4 dalla stampante del capo per la sua lotta contro il capitalismo

ruba fogli dalla stampante del capo

[BARI] In un tranquillo giorno feriale, giovedì scorso ore 17:40, l’impiegato barese Enrico Malacapa, per sua stessa ammissione, ha rubato circa venti fogli A4 dalla stampante del suo titolare d’azienda. La ragione che ci ha condotto nella sua dimora per intervistarlo sono i motivi che si celano dietro questo gesto insolito. Motivi legati a una ferrea e ammirevole ideologia.

La redazione è stata accolta con molta ospitalità dalla famiglia. Enrico, esperto di contabilità, fatturazione elettronica e polpo crudo, ci ha raccontato di come si sia sempre prodigato per combattere i padroni e il Capitale. Non tradiscono la sua coerenza i poster appesi alla parete di Mao Zedong, Lenin e Marco Rizzo.

Da circa tre lustri, infatti, Enrico compie a cadenza annuale gesti di protesta. L’anno scorso ha chiesto un permesso dicendo di avere urgenze mediche invece è andato a fare una passeggiata. “Quest’anno ho deciso di falcidiare il patrimonio del mio padrone rubandogli la carta della stampante”.

Enrico, lei si dichiara comunista? 

Sì ma vada piano con le parole. La storia parla per me, ero capo corteo alle scuole superiori, capo addetto volantinaggio e capo centro sociale. Capirà, insomma, che sono sempre stato contro i padroni e contro i capi.

Dove lavora? 

In una piccola azienda con un titolare arrogante ma visionario: l’altro giorno ad esempio ha deciso di pagare gli stagistiHo il diritto di chiedere un giorno di ferie e di vedermelo rifiutato. Ciò che voglio combattere, però, è l’intero sistema, tutta la macchina del capitalismo, di cui il mio capo è solo una piccola pedina della scacchiera.

Cosa è per lei il capitalismo? 

Le racconto un episodio per farle capire, mi segua: 

Gelsomino, scaltro finanziere edile, fonda una banca a Bari. Nicola, giovane imprenditore edile di belle speranze, porta a termine il primo affare più o meno legale e incassa mille euro. Deposita questa somma nella banca del signor Gelsomino. La banca a questo punto ha un capitale da mille euro. 

Nel frattempo Concetta, cuoca esperta di polpo ucciso sugli scogli, ma senza soldi, individua una buona opportunità commerciale: aprire nel suo quartiere una rosticceria che puzza di fritto nottetempo. Va in banca e presenta il suo business plan a Gelsomino facendo opera di persuasione e portandogli un piatto di pescatrice alla pizzaiola. Lui le concede un finanziamento da mille euro.

Concetta incarica Nicola di costruirle e arredarle la rosticceria. la parcella che lui presenta è di mille euro. Quando lei paga con un assegno coperto dal suo conto corrente. Nicola deposita l’assegno alla banca di Gelsomino.

Quanto denaro ha ora Nicola sul proprio conto corrente? Naturalmente due mila euro. Quanto denaro, in contanti, si trova effettivamente depositato nel caveau della banca? Mille euro.

Ma la faccenda non finisce qui. Nicola informa Concetta che vi saranno spese impreviste di altri mille euro. Concetta fa due cose: innanzitutto bestemmia tutti i santi, compreso il patrono di Bari, poi torna nella banca di Gelsomino per un nuovo prestito che le viene subito concesso.

Quanti soldi ha, a questo punto, Nicola sul suo conto corrente? Tre mila euro. Ma, nella banca, quanti soldi ci sono effettivamente? Ancora e sempre mille euro. Sono stati lì per tutto il tempo.

Capisce? Non è tutto un grande imbroglio?

Sì sembrerebbe tutto molto distorto… lei vorrebbe combattere questo sistema così consolidato?

Certo, anche se talvolta il mio pensiero si assopisce e penso “tutto sommato so fare i conti e la ginnastica. Sono certo che, nel caso un giorno mi andasse a genio, potrei fare la rivoluzione. Al momento voglio solo stare tranquillo”.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Vorrei avere tanti soldi per andare a vivere in qualche posto dove non esistono i soldi.

Mattia F. Pappalardo

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