“È un risultato straordinario che ci ripaga dell’impegno e della dedizione con cui la nostra amministrazione ha governato la città negli ultimi 10 anni”. Con queste parole il sindaco Giuseppe Sala ha commentato, tra un colpo di tosse e l’altro, l’ultimo smart city index 2026, che conferma la tendenza già attestata dall’Agenzia europea dell’ambiente, dove Milano si piazza in 760esima posizione su 761 città del Vecchio Continente monitorate per la qualità dell’aria, ma al primo posto rispetto a quelle che cominciano per “M”, finiscono per “O” e hanno in mezzo “ilan”.
E non ci sono solo i dati sull’inquinamento a dare lustro al capoluogo lombardo: Milano risulta sì, la città italiana con il costo della vita più elevato, dove il rapporto tra prezzo medio di una casa di 80 mq e reddito medio è pari a circa 19,5 annualità di stipendio, ma anche quella con il costo più basso, se confrontato con qualsiasi centro abitato del pianeta Marte.
Insomma abitare a Milano è semplice, a meno che il proprio mestiere non sia quello di insegnante, di infermiere, di operaio, di manovale, di piccolo esercente o partita iva, di commesso di negozio, di cameriere, di impiegato semplice, di autista, di rider, di pizzaiolo, di operatore sanitario, di collaboratore domestico, di cassiere e di tutte quelle categorie che complessivamente costituiscono a malapena il 90% della forza lavoro necessaria a mandare avanti la città. Per questa esigua minoranza sono sempre aperte le porte dei quartieri dormitorio sparsi per tutto l’hinterland, che gli consentono di raggiungere le sedi d’impiego in appena un paio d’ore.
Anche sul versante del consumo del suolo il comune meneghino primeggia: secondo i dati Ispra del 2022, il 58,67% della superficie di Milano è ricoperta da cemento, il che la rende una delle città più cementificate d’Europa, ma anche una delle meno cementificate d’Europa, se si legge la classifica al contrario.
L’eccellenza dei risultati raggiunti non ferma comunque il costante lavoro dell’attuale giunta – votato al continuo miglioramento – aiutata in questo anche dai provvedimenti del governo Meloni, come Il DL 69/2024, noto anche come “Decreto salvacasa 2024”, noto anche come “Legge Salvini sulla cubatura abitativa”, noto anche come “Decreto se sei povero mangi di meno quindi sei magro e ti serve meno spazio”.
La norma stabilisce che la superficie minima per l’abitabilità di una singola persona scende da 28 a 20 metri quadri (compresi i servizi); per due persone, il limite scende da 38 a 28 metri quadri.
“Grazie a queste modifiche – annuncia Sala – si possono trovare soluzioni innovative alla fantomatica crisi degli alloggi che, seppur inesistente, alcuni sprovveduti dicono colpisca Milano. Ecco perché vogliamo presentare un elenco di possibili “alloggi alternativi” in linea con la filosofia dell’attuale esecutivo nazionale, attraverso una delibera che renderà legalmente abitabili numerosi manufatti. Le lavatrici, ad esempio; quante volte le avete viste abbandonate sul ciglio delle strade di periferia? Noi li riqualifichiamo come monolocali. O i Costumi da Gabibbo o da Teletubby, spaziosi e ecoriscaldati a temperatura corporea. Oppure i bagni chimici; dovreste vedere quanto sono ampi i servizi igienici all’interno. E ancora, i vasetti dei sottaceti: sono in vetro, quindi costruiti con materiali eco sostenibili e riciclabili, per non parlare della luminosità! E infine le cassette delle lettere, con l’evidente vantaggio che gli inquilini non dovranno più fare tutte quelle rampe di scale per controllare la posta“.
Gianni Zoccheddu
