Non c’è solo il terremoto Vannacci a scuotere la politica in questo rovente inizio d’estate. Un nuovo movimento dal nome PcP (Poveridimmerda contro la Patrimoniale) si affaccia nel frastagliato mosaico italiano e, a giudicare dal potenziale bacino elettorale (poveri che votano i ricchi), potrebbe rivelarsi una spina nel fianco per tutto l’arco parlamentare.
L’assemblea costituente si è svolta ieri sera in un vecchio capannone industriale dismesso nella periferia di Torino, un tempo teatro di lotte sindacali e rivendicazioni sociali delle classi meno agiate. All’appuntamento si sono presentate centinaia di persone tra lavoratori con reddito inferiore ai 15 mila euro annui, cassintegrati, dipendenti in nero e disoccupati, tutti uniti nello slogan “Basta nuove tasse contro il ceto medio che a malapena può permettersi di arriva a fine mese con il frigo dello Yacht pieno a meta di caviale”.
Numerosi gli interventi dei delegati, come quello del 30enne Filippo J. Frai (fattorino per una ditta di trasporti piemontese), che citando il suo quasi omonimo collega americano ha rivendicato: “Io sono povero, ma questa tassa sui ricchi non mi va giù, perché un giorno potrei diventare ricco anche io, e allora gliela farei vedere ai poveri come me!”
Particolarmente apprezzato anche il discorso finale del neo eletto segretario del movimento Leopoldo de Sachero Masocco, che ha illustrato la linea politica e dettato i prossimi passi del movimento: “La coerenza sarà la nostra arma migliore, ecco perché non ci limiteremo a combattere contro la tassa patrimoniale, ma anche contro qualsiasi proposta di redistribuzione della ricchezza che tolga anche un solo centesimo ai milionari per darla agli poveri”.
L’evento fondativo si è concluso con la presentazione del simbolo del movimento, salutato da scroscianti applausi: un drappo rosso con al centro una falce che evira un pene e un mazzuolo che martella uno scroto.
Gianni Zoccheddu
