MOSCA – Dopo i droni che sconfinano in territorio Nato e i sabotaggi hacker, il Cremlino ha annunciato il passaggio alla fase finale della sua guerra ibrida contro l’Occidente: il finanziamento diretto di “Svergognata”, la docuserie su Rita De Crescenzo, da destinare a Prime Video. “Lo sapevo che dovevamo congelare più beni russi”, è stato il primo commento a caldo di Ursula Von der Leyen. “È un’arma che non viola nessun trattato”, ha spiegato Vladimir Putin ai giornalisti, “perché nessun trattato aveva previsto una cosa del genere”, anche se Orsini crede che Putin, se provocato, potrebbe addirittura decidersi a colpire l’Occidente con una Laura La Divina Tattica.
A Bruxelles la Nato si è intanto riunita d’urgenza per stabilire se la messa in onda attivi l’articolo 5. Dall’Italia il ministro Crosetto ha dichiarato: “A un attacco del genere non siamo preparati. Ma d’altronde non siamo preparati a combattere nulla. Forse questo non dovevo dirlo” e gli fa eco Tajani: “Non affacciatevi quando volano i chitemmuorti”.
Gli analisti stimano che ogni puntata sia in grado di abbattere undici punti di QI e che dopo la visione integrale la capacità dei Paesi europei di fornire armi all’Ucraina calerebbe del 60 per cento, perché nessuno ricorderebbe più il motivo per cui doveva fornirle. Preoccupa anche la produzione, affidata alla “Groenlandia srl”, che Trump si è già offerto di acquisire.
Per Putin l’arma è già collaudata sul campo: a gennaio dell’anno scorso, un singolo video della zarina di Napoli mobilitò 250 pullman su Roccaraso in 48 ore, una capacità di dispiegamento forze che la leva russa raggiunge solo minacciando i coscritti di togliergli la vodka. L’intelligence ha inoltre riesaminato i vecchi video della tiktoker e ha trovato un ultimatum del 2020 finora colpevolmente sottovalutato: “Ce la fai a combattermi? Mettiti la fascia in fronte e scendi in campo”.
Come in ogni attacco ibrido, piovono le smentite. Netflix smentisce, Prime Video smentisce, il Ministero della Cultura precisa di non aver finanziato la serie “perché noi finanziamo solo i film che non vede nessuno”. Da Mosca la portavoce Zakharova nega ogni addebito: “Non esiste una sola prova che la serie esista”, l’unica cosa in mano agli alleati è una fattura di 300mila euro destinati al mascherone della De Crescenzo, per l’analisi della quale è stato istituito un comando congiunto.
Medvedev ha chiuso ogni spiraglio diplomatico con un post: “Europei, il binge watching tranquillo è finito”. L’Ue studia intanto l’unica contromisura giudicata efficace: evacuare il continente su 25000 pullman prima dell’uscita, destinazione Roccaraso.
Stefano Pisani
