Dopo la rottura del tetto di cristallo del 22 ottobre 2022 (danno per riparare il quale non si è ancora trovato un vetraio abbastanza abile) e quello di un presidente della Repubblica non di centrosinistra (dopo che De Nicola, Einaudi, Gronchi, Segni, Leone, Cossiga e Scalfaro hanno per anni abbeverato i loro cavalli cosacchi nella fontana di Trevi), Giorgia Meloni sfata un altro tabù che resisteva da anni: farsi intervistare da un vero giornalista.
Tutto nasce da un equivoco che il presidente del Consiglio ha avuto con il suo autista, Battisto (i suoi genitori credevano che Battista fosse un nome da donna) al momento di immettersi sulle strade di Roma.
Lo chauffeur ha solertemente chiesto “Dove a’ porto?” e la premier ha risposto “Qui vicino, alla Rai“.
Ma ore di ascolto di musica a tutto volume tra un trasporto e l’altro hanno minato i canali auditivi dell’uomo, il quale ha creduto di aver sentito “A Ticino Online“. Così, dopo aver consultato Google e aver scoperto dove si trovasse la sede dell’emittente richiesta, Battisto ha prontamente diretto il potente veicolo verso quella destinazione: Savosa, Svizzera. Distanza 698 chilometri.
7 ore e 12 minuti dopo (nuovo record del Lazio) l’auto blu si è arrestata in via Cantonale 20. Giorgia Meloni, che non si era accorta di nulla, immersa com’era tra telefonate, social e videochiamate con Edi Rama, che le ha promesso 4 inginocchiamenti di fila dopo il prossimo bonifico, è scesa dall’auto e ha infilato l’ingresso della radio non prima di essersi guardata intorno e aver commentato le montagne circostanti: “Ammazza se è cresciuto Monte Mario“.
Solo dopo aver fastidiosamente riscontrato che passati 30 secondi dalla sua entrata ancora nessuno le avesse portato un caffè, la PdC ha realizzato che davanti a sé non si trovava il consueto stuolo di uscieri, funzionari, valletti, scherani, galoppini, portaborse, lecchini, sicofanti e scendiletto cui era abituata, ma un gruppo di increduli tecnici e stupefatti impiegati che si chiedevano perché nessuno li avesse avvertiti dell’arrivo di cotanto ospite.
È quindi stata approntata un’edizione straordinaria, interrompendo il programma in corso, I luoghi di Heidi, ed è stata convocata d’urgenza Silvia Bernasconi, la più nota giornalista della testata, che in quel momento aveva preso mezz’ora di pausa per scalare il Rheinwaldhorn, la montagna più alta del Canton Ticino.
Microfonata al volo, la premier non ha fatto in tempo a pronunciare la formula standard che usa nelle interviste a Rai Uno e Rete 4, “Oh, ar solito, le domande le faccio, ok?“, che Bernasconi è partita con il primo quesito: “Come spiega che nel caso Almasri le dichiarazioni di Nordio e Piantedosi fossero in contraddizione tra loro?“.
Vedendo che l’interlocutrice esitava, la giornalista è partita con la seconda domanda: “Lei voleva inserire un tetto massimo della pressione fiscale al 40% del PIL nella Costituzione italiana. Sotto il suo governo ha toccato il 43,1. Le sarebbe piaciuto violare la Costituzione?“
A quel punto Meloni ha cominciato a sudare copiosamente e a manifestare un certo malcelato disagio: “Non mi sento bene, credo sia colpa del fuso orario“.
“Ma è lo stesso!“, ha ribattuto la giornalista.
“Allora è l’altitudine. O forse è solo che Vespa, Porro e Belpietro ‘ste cose non me le chiedono mai“.
“Ah, capisco. Va bene, allora una facile. Lei e il suo partito criticate spesso Pedro Sanchez e le sue politiche, ma il PIL della Spagna viaggia a +2,7, mentre quello dell’Italia è già tanto se arriva allo 0,5. Non è che siete voi quelli che non sono capaci?“
A quel punto, Battisto, capita l’antifona, ha preso di peso una sempre più frastornata premier, l’ha caricata in macchina e si è diretto a razzo verso palazzo Chigi, certo di poter coprire la distanza in meno di 6 ore, record del Centro Italia.
Augusto Rasori
