BRUXELLES – La Commissione Europea ha finalmente rotto gli indugi e varato il nuovo piano di ritorsione commerciale contro le politiche degli Stati Uniti. E lo ha fatto introducendo un meccanismo macroeconomico destinato a fare la storia: il D.I.M.T. (Dazio Indicizzato alle Minchiate di Taco).
I tecnici hanno approvato una misura “ferma ma proporzionata”: dazi del 25% sui prodotti statunitensi, più un ulteriore 1% per ogni cazzata detta da Trump in conferenza stampa.
Secondo fonti vicine alla trattativa, il sistema sarebbe stato studiato per “spingere entrambe le parti verso una comunicazione più sobria”. Il piano, però, avrebbe mostrato i primi segni di cedimento durante un intervento del presidente americano, quando le tariffe hanno subito superato il 400% prima ancora della seconda domanda dei giornalisti. La situazione è poi precipitata definitivamente qualche ora più tardi, quando le aliquote hanno raggiunto il 2300%.
“A un certo punto una Harley-Davidson importata dagli Stati Uniti costava quanto il superattico di Chiara Ferragni a Milano CityLife e abbiamo capito che forse stavamo colpendo le persone sbagliate”, ha ammesso un funzionario europeo.
Per calcolare l’aliquota in tempo reale, l’Europarlamento ha allestito un’unità di crisi composta da tremila stagisti affiancati da un supercomputer quantistico. Il sistema è però andato in kernel panic ieri pomeriggio, quando il Presidente USA ha dichiarato che attaccherà Marte perché disturbato dal colore rosso (che gli ricorda troppo la bandiera cinese – N.D.R.).
Quindi, per compensare le perdite economiche dovute all’eccesso di dazi sulle merci (l’unico prodotto USA che viene ancora venduto è l’iPhone, a circa 3,5 milioni di euro al pezzo – caricabatterie non incluso -, assolutamente indispensabile per gli appartenenti alla setta dei fan boy Apple – N.D.R.), l’UE starebbe ora valutando un piano straordinario per aumentare drasticamente la tassazione sulle multinazionali dei tech bros statunitensi: “E se si lamentano li facciamo prendere a nerbate davanti alla Commissione, come incentivo alla libera concorrenza!”, si legge in una bozza del documento filtrata alla stampa.
Secondo Bruxelles, la misura avrebbe già ottenuto un sostegno plebiscitario da parte dei cittadini europei, malgrado sia ancora in vigore la norma del GDPR che impone di cliccare su una media di 37 banner al giorno per accettare gli “stramaledetti” cookie.
Federico Graziani
