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Esaurite le faccine: a rischio tenuta del governo Meloni

Faccettane (RA) – Negli ultimi giorni, durante la conferenza stampa svolta al termine della riunione del Consiglio dei Ministri a Cutro, il Governo si è trovato ad affrontare una situazione del tutto inedita ed estremamente delicata: l’esaurimento del catalogo degli stilemi comunicativi espressivi facciali impiegati dal Presidente Giorgia Meloni per rispondere alle domande dei giornalisti, stilemi meglio conosciuti come “faccine”.

Come noto, l’impiego delle “faccine” costituisce da sempre un elemento identificativo dell’ultradestra italiana (v. documentazione fotografica).

Caratteristica che il partito fondato dal trio Crosetto-Meloni-La Russa decise di recuperare con la svolta che sancì il passaggio dal fascismo al faccismo (e dalle faccette alle faccine).

Nel corso della sua ascesa politica, Meloni ha esibito una molteplicità di faccine: la pasionaria, l’inalberata, l’incredula, l’offesa, l’inorridita, l’impallidita, la sbigottita, l’infervorata, l’irricattabile, l’intimidatrice, la minacciosa, l’ironica, la sarcastica, la donna-madre-cristiana. E anche con l’assunzione della carica di Capo del Governo, Meloni ha saputo interpretare faccine che potessero esprimere al meglio il suo nuovo ruolo: l’accomodante, la responsabile, la riflessiva. Ma senza rinunciare – all’occorrenza – all’autoritaria.

I fatti di Cutro, però, hanno messo a dura prova il campionario a disposizione della leader romana.
“Me serve ‘na faccia che se confaccia alla faccenda” avrebbe detto il Presidente ai suoi.
“Facci la faccia der duce che s’affaccia” avrebbe quindi suggerito qualche nostalgico dalle retrovie.
“Faccia meno il faceto” avrebbe infine chiosato Meloni, rimasta, però senza facce a disposizione.

Secondo il prof. Cipiglio Facciléi (esperto di faccinologia), visti anche gli avvenimenti recenti, il Capo del Governo dovrebbe immediatamente integrare il proprio repertorio almeno con altre tre faccine: la faccina del rimorso, la faccina dell’empatia, e la faccina contrita: “Non è necessario che provi davvero rimorso, empatia e contrizione – ha rassicurato il prof. Facciléi – nessuno potrebbe richiederle uno sforzo del genere. L’importante è che il suo viso sappia interpretare le espressioni che rappresentano quelle emozioni, anche mediante l’impiego di qualche espediente. Per ottenere il risultato sperato, Meloni potrebbe volgere il suo pensiero alle cravatte rosa di Gianfranco Fini“.

Nella serata di ieri è arrivato il sostegno del Ministro Piantedosi: “Mi rendo immediatamente disponibile a supportare il Presidente Meloni nell’integrare queste sfaccettature emozionali che notoriamente esprimo in maniera anche eccessiva. Per me potrebbe essere l’occasione per imparare ad essere un po’ meno emotivo” .

Francesco Conte

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