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Dopo Casamonica raffica di suicidi tra i boss: è gara a chi celebra il funerale più kitsch

Dopo Casamonica raffica di suicidi tra i boss: è gara a  chi celebra il funerale più kitsch - Lercio

Roma. Il messaggio è stato recepito da tutti forte e chiaro: l’ostentazione di potere nei confronti dei clan rivali, delle istituzioni, della Chiesa, dei cittadini italiani e degli spazi aerei non c’entra, è solo una questione antropologica e i Casamonica e tutti gli altri clan, di antropologia ne hanno da riempire interi saggi. È quanto assicura anche il Funeral Planner più richiesto dallo Stato nello Stato, il newyorkese John-Carmine Crisciuoloniello, 42anni, etero da 15, che da circa 4 lustri organizza cerimonie funebri per i più prepotenti del pianeta.

Come hai iniziato la tua professione, Carmine?

Ero poco più che un ragazzino, ero andato a Baltimora per il funerale di uno dei fratelli Gambino, morto per un’intossicazione da metalli pesanti che lo attanagliava inesorabilmente da quando aveva montato un materasso d’oro dall’effetto memory, possibile grazie ad un trattamento al Torio. Ad un certo punto, quello della diffusione dell’incenso, il momento più alto della commemorazione funebre, notai che le prefiche non urlavano né si straziavano le vesti come avrebbero dovuto, e vidi l’imbarazzo e la costernazione nei volti dei familiari più stretti. Così presi l’iniziativa ed andai a riempirle di cazzotti per farle piangere di urla strazianti, vere, sentite, e salvai letteralmente quel delicato funerale ma anche quelle prefiche maldestre che, infatti, ancora oggi lavorano con me. Il titolare delle pompe funebri, visto il mio talento, mi offrì subito un posto.

Avete molto lavoro in questo periodo dopo l’exploit del funerale dei Casamonica?

Sì, beh, moltissimi contatti ma ancora nessun defunto. E dire che sempre più boss non vedono l’ora di morire, di cancro, d’infarto, di diabete, di lupus, di malattia autoimmune (una delle più desiderate, anche ai boss piaceva guardare “Dottor House) o ammazzati poco importa, l’importante è schiattare. Ormai non si accontentano più di avere il controllo del territorio, vogliono avere sotto controllo anche il giorno più importante nella vita di un morto: il proprio funerale. E la sensazione di avere un controllo post-mortem sulla vita terrena toglie loro la paura della morte. Pensi che per affrettare i tempi un boss di 85 anni si è iscritto al club di parapendio e un altro ha dichiarato di sapere delle cose scottanti sul Banco Ambrosiano.

Quindi, in realtà con quella poetica cafonata dei petali dall’elicottero e del cocchio, stavano impartendo una lezione di vita ai propri cari?

Certo! Un po’ come i gatti che portano le loro prede al padrone per insegnargli a cacciare per sopravvivere, per vivere da malavitosi hanno bisogno di vincere la paura della morte e soprattutto di chiavarsi quelle balene delle mogli, femminili come un cammello che non sa trattenere l’acqua. Immaginate in quante situazioni pericolose si potrebbero cacciare: andare al ristorante non sapendo leggere il menù, respirare pericolose esalazioni pulendo il cesso con l’Argentil e il Sidol invece che con l’Anitra Wc e il Drago, perché fatto d’oro e diamanti, venir travolti da 6 cavalli neri imbizzarriti, condividere una notizia di Catena Umana ed altre mille fatali insidie. Una condizione necessaria che trae le sue origini dall’antichità, come per altre tradizioni ancestrali tipo Halloween, il Carnevale o votare democristiano.

Ci racconti qualche stravaganza da rockstar dei nostri malavitosi?

Una volta ci ha telefonato un boss pugliese e ci ha chiesto: “Voglio il funerale come quell’attore francese, Charlie Hebdo, e voglio pure la culona tedesca e Renzi“, mentre un altro, che ormai sembrava aver deciso per l’essere cremato affinché le sue ceneri finissero mescolate alla tinta per capelli di Berlusoni, ispirato dalle parole di Salvini, ci ha richiamato ed ora per le sue esequie vuole ingaggiare un pilota dell’Isis per guidare l’elicottero che lancerà fiori di passiflora e polvere dei templi demoliti di Palmira all’uscita del feretro da San Pietro.

In molti, purtroppo, ancora si scandalizzano per tutto questo sfarzo ma d’altro canto a cosa servono compostezza, riserbo, dignità e silenzio in un giorno di festa come quello in cui si seppellisce un criminale mafioso?

Vittorio Lattanzi

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