GERUSALEMME- Israele prosegue nella sua politica di deterrorizzazione (definizione che trae origine dalla ‘denazificazione’ inaugurata da Putin in Ucraina, ndr), portandola a un nuovo stato dell’arte: il “Blocco navale preventivo intrauterino”.
La svolta è stata annunciata dal primo ministro Benjamin Netanyahu durante la solita conferenza stampa tenuta per evitare le udienze ai processi che lo vedono incriminato di vari reati: “Per 80 anni il nostro popolo ha visto nascere bambini che poi sarebbero diventati terroristi. In passato credevamo di risolvere il problema bombardandoli da piccoli per metterli in guardia. Ma per qualche misterioso e inspiegabile motivo i sopravvissuti diventavano, da adulti, ancora più ostili verso di noi. È giunta l’ora di estirpare il problema alla radice, per questo il governo ha esteso il controllo navale anche alle acque internazionali amniotiche”.
Così, al motto di “500 miglia di distanza da noi non posson bastare“, il governo israeliano ha varato ieri un provvedimento che autorizza severi controlli anche all’interno di gestanti sospette, dando il via all’operazione dal nome in codice “In utero”.
A subirne i primi effetti è stata Carmen Barbero Sevilla, cittadina spagnola e proprietaria di un minimarket a Bilbao. La donna è accusata di aver inviato a un suo cugino un messaggio whatsapp in cui, tra le altre cose, si leggeva: “Forse attualmente gli israeliani stanno un tantinello esagerando”, ma soprattutto di aver regalato un pacco di zucchero e due confezioni di macarrones marca El Pavo da mezzo chilo agli attivisti della Global Sumud Flotilla.
Carmen, incinta di 4 mesi, è stata fermata dalle forze speciali dell’esercito israeliano al largo della città portuale, mentre si trovava a bordo di un traghetto della Brittany Ferries diretto a Portsmouth, in Inghilterra. Dopo il fermo, la donna è stata sottoposta immediatamente a una uteroscopia per controllare se il feto fosse armato; l’intervento è stato eseguito dal Ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir in persona. Il leader dell’estrema destra di governo, dopo aver autorizzato l’insediamento di una colonia sul ponte dell’imbarcazione, ha divaricato le gambe della donna e urlato al futuro nascituro: “Benvenuto in Israele”.
La reazione congiunta di Spagna e Inghilterra non si è fatta attendere, e se la dura risposta del premier iberico Sanchez era data per scontata, più sorprendente è stata la postura dei britannici e la rappresaglia minacciata dal primo ministro Starmer suona come una dichiarazione di guerra: “Se continua così, taglieremo dello 0,8% le forniture militari allo stato di Israele”.
Gianni Zoccheddu
