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Barista uccide cliente che aveva ordinato il caffè usando 14 aggettivi

20 novembre 2018

Tosta (TO) – Una terribile tragedia si è consumata ieri a Tosta, cittadina della costiera torinese: un barista, al culmine di un raptus di follia, ha ucciso un cliente, reo di aver ordinato il caffè impiegando il numero record di 14 aggettivi.

Ma procediamo con ordine: Manfredo Nini lavora da 10 anni al Bar Collo, la principale caffetteria di Tosta. Manfredo è sempre stato un tradizionalista, tanto che da anni ha un ruolo di primo piano nella SBOR (Società Baristi Ortodossi Riuniti): “Sono un barista semplice: mi chiedi un caffè, ti preparo un caffè, la vita è già troppo incasinata per complicare anche il caffè”. 

Negli ultimi anni aveva sofferto più di altri baristi il proliferare di aggettivi che ormai infestano l’ordine di un semplice caffè: “Siamo partiti col macchiato, e quello lo posso anche tollerare. Ma poi macchiato caldo, tiepido, freddo, col latte a parte, poi col latte di soia, di mandorle, der budello di tu mà” si accalora il Nini, tradendo le sue origini livornesi.

La tragica mattina di ieri non era iniziata nel migliore dei modi: l’inizio della Sagra del Gianduiotto con la Bagna càuda stava infatti portando frotte di avventori al Bar Collo. Manfredo era teso come una corda di violino, cercando di star dietro a tutte le ordinazioni, quando nel locale era entrato Enrico Sallini, detto Sally, aspirante giornalista ma attualmente di professione boccolone biondo cacacazzi: “Vorrei un caffè espresso doppio decaffeinato al ginseng macchiato tiepido con schiuma di latte di soia scremato, corretto alla grappa morbida barricata con una leggera spolverata di cacao amaro e un brick di acqua calda a parte…”

L’ordine era stato interrotto dalle risate di Manfredo, che sulle prime aveva pensato a uno scherzo di qualche amico buontempone. Il barista però si era subito accigliato vedendo che nessun altro rideva e si era definitivamente imbestialito quando Sally aveva rincarato la dose: “Ah scusi, mi ero dimenticato di specificare la tazza: un caffè espresso doppio decaffeinato al ginseng macchiato tiepido con schiuma di latte di soia scremato, corretto alla grappa morbida barricata con una leggera spolverata di cacao amaro in tazza grande calda al vetro e un brick di acqua calda a parte”.

A quel punto il Nini aveva preso da sotto il banco un mazzuolo che teneva lì da quando i ladri gli avevano rotto la vetrina e aveva infierito selvaggiamente contro il povero avventore: “Ora ti becchi una mazzata per ogni aggettivo che hai usato, popò di stronzolo caato a forza!”. Per Sallini non c’è stato niente da fare di fronte alla furia omicida del barista, che è stato fermato dalle forze dell’ordine intervenute sul posto. La sua posizione dopo l’arresto si sarebbe perfino aggravata, perché pare che in carcere abbia aggredito il poliziotto che stava redigendo il verbale, descrivendo così l’arma del delitto: “Trattasi di un grosso mazzuolo ligneo, levigato, lucido, risonante, nervato, intarsiato, solido, robusto, pesante, contundente”.

Andrea Michielotto

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Andrea Michielotto nasce per partenogenesi da un altro organismo pluricellulare chiamato Andrea Michielsette. È considerato uno dei maggiori narratori viventi in uzbeko, anche se crede di scrivere in italiano. Attualmente lavora come ghost writer di Domenico Scilipoti.

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