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“Andate in pace…”: Berlusconi scansa il parroco e continua la messa

18 aprile 2018

Scansa (To) – Come ha dimostrato il suo recente blitz alle consultazioni al Quirinale, è praticamente impossibile relegare Silvio Berlusconi dietro le quinte, luogo da cui comunque riesce ad aggiudicarsi il premio come miglior attore protagonista, oscurando il “leader designato” Salvini e la biondina che viene bene nei manifesti ma che poi non lasciano parlare.
Del resto, stiamo parlando di un personaggio che, come diceva Montanelli, è talmente vanesio che ai matrimoni vuole essere la sposa, ai funerali il morto e quando si tratta di una messa “normale” vuole almeno essere il prete.

È proprio questo è quanto accaduto nella Basilica dei Santi Evasori dove l’ex Premier era in tournée a caccia di consensi in vista dell’inevitabile ritorno al voto.
Berlusconi, infatti, dopo aver sonnecchiato per tutta la liturgia (a parte quando ha contato durante i Dieci Comandamenti, facendo le corna sul “Non rubare” e toccandosi il pacco a “Non desiderare la donna d’altri”), si è destato dal torpore adocchiando lo scranno della chiesa. Realizzato che quella era la postazione principale, è salito sul pulpito e scansando il prete, che aveva appena terminato di dire “La messa è finita, andate in pace!”, ha preso la parola: “Allora, se il prete vi dice andate in pace e fuori c’è una guerra che può essere fermata solamente dal sottoscritto, voi che fate, a chi date retta a me o a lui?” I fedeli, all’inizio un po’ sbigottiti, si sono quindi rimessi a sedere tra i banchi per ascoltare il Presidente.

Berlusconi ha subito tirato fuori una delle sue parabole: “La sapete quella del prete che dà le ostie con le mani che sanno di merda?
Dopo un paio di freddure ha continuato dicendo “Lo so che il capo qui è lui (indicando il crocefisso in alto) ma quella storia del cammello e la cruna dell’ago è proprio una cagata comunista. Comunque caro Gesù i comunisti in Italia sono spariti grazie a me, ma adesso c’è gente come Di Maio che se voleva come capo un pregiudicato che fa il comico, poteva scegliere me, cribbio, che non sa distinguere una figa da un par’ de mutande!

Berlusconi ha tirato così avanti per un’altra mezz’ora buona, tra risate e qualche protesta che non ha comunque fermato quel fiume in piena sul pulpito.
Infine il pio uomo ha chiuso la funzione concedendo ai fortunati presenti la sua benedizione: “Fate i bravi e ricordatevi che io so’ io, e gli altri non sono un cazzo!” e invitato a boicottare l’imminente film su di lui perché Servillo è troppo basso per impersonarlo.

Sergio Marinelli

Sergio nasce nel 1976, anno del cazzo, dove l'evento più allegro è il terremoto in Friuli. A scuola gli dicono che ha le capacità, ma non s'impegna e quando lo fa finge di non avere le capacità. Il suo motto è: non fare oggi quello che domani potrebbe essere inutile fare. Non pratica sport, sudare lo mette a disagio. Ora vive a Porto Sant'Elpidio, paese del cazzo, dove la cosa più eccitante è attraversare i binari con le sbarre del passaggio a livello abbassate.

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