Città del Vaticano – Dopo la catastrofica eliminazione della Nazionale dai Mondiali di Calcio si è aperto un acceso dibattito sulla crisi del nostro sport più popolare. Sono intervenuti tutti: politici, giornalisti, intellettuali e ovviamente anche i soliti 60 milioni di commissari tecnici. La diagnosi è la stessa per tutti: i bambini non giocano più a calcio.
È stato riesumato perfino il famoso dossier di 900 pagine di Roberto Baggio che in questi anni non ha letto nessuno, probabilmente neanche Roberto Baggio. Ma nelle scorse ore è intervenuta nel dibattito anche la Chiesa Cattolica, con un appello che ha lasciato più di qualche dubbio: “Affidateci i vostri ragazzini under 14, promettiamo che, tra una cosa e l’altra, ci giocheremo anche a pallone”.
Incontro nel suo ufficio padre Gustavo, portavoce dell’iniziativa, per capirne meglio le finalità.
“Buongiorno padre, posso farle qualche domanda per chiarire alcuni dubbi?”
“Dica pure, cosa non la convince?”
“Intanto il fatto che lei è il direttore del Presidio Ecumenico della Dottrina Ortodossa”.
“Esatto, quindi?”
“Il P.E.D.O.”
“Vabbè, è un acronimo sfortunato”.
“E poi ci sono altre cose del suo appello che non mi convincono, per esempio quando dice alle famiglie dei bambini ‘Non vi preoccupate delle divise, tanto le indosseranno poco‘”.
“Ho detto così?”
“Sì”.
“Mi sono espresso male, intendevo dire che le procureremo noi”.
“Mh. Ma mi faccia capire, qual è il vostro progetto?”
“Noi vogliamo preparare i calciatori fin dalla più tenera età, partendo proprio dalla tecnica di base”.
“Per esempio?”
“Gli insegneremo come si toccano le palle”.
“I palloni, padre”.
“Certo, i palloni”.
“E cos’altro?”
“Beh, se c’è una cosa che manca ai calciatori di oggi è la personalità per affrontare le ruvidità del gioco, quindi insegneremo ai bambini come prendere i falli da dietro”.
“I falli da dietro. Padre, lei non si sta impegnando abbastanza per farmi passare i sospetti che ho…”
“Che devo dirle, si chiamano così: falli da dietro”.
“Andiamo avanti. E chi saranno gli allenatori?”
“Noi sacerdoti, a rotazione. Nel senso che dopo un po’ i preti/allenatori verranno spostati in altri centri, è un sistema già collaudato dalla Chiesa”.
“Capisco. Quindi lei farebbe l’allenatore? È un esperto di calcio?”
“Lo seguo sempre, adoro il fatto che sia uno sport molto fisico. Per esempio mi piace molto quando fanno quelle mischie in cui si avvinghiano tutti per terra.
“Quello è il rugby”.
“Vabbè è lo stesso”.
“No”.
“D’accordo, allora formeremo anche giovani rugbisti, va bene?”
“Io ho il sospetto che a lei freghi poco della crisi del calcio italiano e che sia più interessato ad altro…”
“È una sua impressione”.
“Va bene, l’intervista è finita. Mi dice il suo nome per intero?”
“Padre Gustavo La Prole”.
“Santoddio…la tengo d’occhio”.
Eddie Settembrini
