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Ventimiglia, Francia: “Riapriremo le frontiere, ma solo ai profughi bravissimi a calcio”

24 giugno 2015

PARIGI – Dopo le tensioni con gli immigrati a Ventimiglia dei giorni scorsi, la Francia dichiara di voler tornare sui suoi passi in merito alle politiche di accoglienza: “Ammettiamo di aver commesso un grosso errore, – ha dichiarato Jean-François Paracul, portavoce dell’Eliseo – e ci rendiamo perfettamente conto di quello che sarebbe potuto accadere chiudendo totalmente le frontiere: senza il contributo di africani, asiatici, e stranieri naturalizzati in generale, la nostra Nazionale di calcio potrebbe al massimo qualificarsi per il torneo interparrocchiale di Roubaix. La stragrande maggioranza degli immigrati africani che richiede asilo parla anche la nostra lingua, sarebbe stata una cosa insensata rifiutare l’ospitalità a futuri campioni che non hanno nemmeno bisogno dell’interprete pagato dai contribuenti. Per questo abbiamo deciso di dotare la dogana e forze dell’ordine di palloni con cui testare l’abilità dei disperati al confine. Se riusciranno a fare almeno 100 palleggi consecutivi, allora saranno accolti nella nostra evoluta democrazia”.
Paracul rivendica anche la grande tradizione di accoglienza della Francia: “La nostra è sempre stata una Nazione aperta e tollerante, infatti nessun francese si è mai rifiutato di avere una colf o un giardiniere straniero, e questo già dai primi anni del colonialismo. Non siamo mai stati schizzinosi e cerchiamo anche di aiutare i meno fortunati nei loro Paesi, come in Polinesia, a Mururoa, dove abbiamo portato la gioia e l’allegria di una tipica festa francese a base di cotillons fuochi d’artificio ed esplosioni nucleari. Avremmo potuto farli in Costa Azzurra, certi esperimenti, ma non siamo egoisti e pensiamo anche agli altri.
Certo, – conclude il portavoce – a volte ci chiediamo se la drammatica situazione che vive oggi il continente africano possa anche essere conseguenza delle bombe lanciate senza motivo apparente sulla Libia, crocevia fondamentale per l’Europa e nazione in mano ad un dittatore che fino al giorno prima finanziava le campagne del nostro ex Presidente, mantenendo un certo equilibrio in quelle terre, oppure ci interroghiamo sul fatto che da secoli deprediamo le loro risorse minerarie ed energetiche, ma poi arriva il momento di gustarsi una baguette croccante appena tolta da sotto l’ascella, e certe piccolezze si dimenticano in un batter d’occhio.  Diciamo che in generale ci sembrava ingiusto non sfruttare la prestanza fisica e tecnica di questi energumeni di colore. Abbiamo capito che senza di loro avremmo rischiato di non qualificarci mai più ad un Mondiale o ad un Europeo e questo una Nazione come la nostra non poteva permetterselo”.

Fabio Corigliano

Corigliano Fabio è un calabroemiliano nato nel 1974. Vive a Berlino, dove ha realizzato il suo sogno tedesco: lavorare come acchiappaclienti travestito da involtino primavera per un ristorante cinese ad Alexanderplatz.

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