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Trovate tracce di cioccolata negli stronzi Ikea

6 marzo 2013

PORDENONE – Si prospettano tempi duri per il colosso svedese del mobile low-cost: dopo lo scandalo delle polpette con dentro la carne, un altro scioccante responso dei laboratori sanitari rischia di causare all’azienda un danno economico e di immagine senza precedenti.

Pare ormai assodato che i celebri Skgöllersejan, gli stronzetti di plastica componibili che hanno rivoluzionato il mondo dei fermaporte, contengano tracce di cioccolato in polvere. È ancora presto per dire se sia al latte o fondente, ma ciò non addolcisce la delusione dei consumatori verso quello che è sempre stato ritenuto il punto di forza Ikea: l’attenzione nazista alla qualità dei materiali.

Ilva Volvo, portavoce della multinazionale, ha prontamente diramato un comunicato per precisare che il livello di concentrazione della polvere di cacao “non rappresenta un pericolo per la robustezza di uno dei nostri prodotti di punta e, conseguentemente, per la stabilità di milioni di porte; al massimo può far venire la cacarella agli acari“. Nessun rischio per la salute umana quindi, ma alla domanda sulla possibilità che gli Skgöllersejan possano ora venir utilizzati impropriamente dai depressi cronici con accesso negato alle vaschette di gelato, la Volvo ha risposto con un laconico “Cazzo ne so. Siamo ancora alla caccia del figlio di puttana che ha infangato i nostri stronzi“.

Lo scandalo è il risultato del giro di vite imposto dalla normativa europea ai controlli sui prodotti industriali di pessimo gusto, ma i vertici dell’azienda, per ora, smentiscono il ritiro del prodotto e dichiarano di non sentirsi preoccupati: gli stronzi Ikea vengono venduti solo in Italia.

Stefano Cao

Stefano Cao, che in antico Farsi significa "colui che si chiama Stefano Cao", nasce nel 1981, ma i genitori verranno assolti in appello solo dieci anni più tardi, con l'obbligo di non farlo mai uscire di casa. Sogna di diventare uno chef televisivo, e per questo allena quotidianamente i propri polmoni a gridare le peggiori volgarità. Preda di una costante depressione, si vendica della felicità altrui scrivendo per Lercio.

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