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“Troppi Papi morti sul lavoro”, la Procura apre un’inchiesta

16 maggio 2014

ROMA – Che il mestiere del Papa sia pericoloso lo prova il fatto che ormai nessun italiano vuole più farlo. Da anni, infatti, questa antica professione viene svolta esclusivamente da lavoratori stranieri, spesso già in precarie condizioni di salute.
Sono 262 i Pontefici che hanno perso la vita durante lo svolgimento del loro lavoro. Una scia di sangue che dura da secoli a cui si sono sottratti solo 3 Papi nella storia.

“Stiamo cercando di sollevare il velo d’omertà che circonda queste ‘morti bianche’ – spiega Pietro Santopadre dello SPA (Sindacato Papi Autonomi) – perché per sconfiggere questa piaga dobbiamo innanzitutto parlarne e sensibilizzare l’opinione pubblica. Per esempio la gente deve sapere che uno studio internazionale ha rivelato che il Pontefice è una delle professioni più a rischio, insieme al dittatore, al camorrista e al tappezziere”.

Importante anche la testimonianza di un Papa attuale (che vuole restare anonimo) che ci rivela lo stato d’animo di chi svolge questo mestiere. Le parole di Papa Alberto (il nome è di fantasia) sono significative: “Ogni giorno mi affaccio alla finestra, parlo alla gente, accarezzo i bambini, ma non so mai se arriverò vivo a fine giornata. Quando dico alle persone ‘pregate per me’ tutti lo interpretano come un gesto di umiltà, non sanno che in realtà mi sto cacando sotto”.

Lo SPA, quindi, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “Di Papitudine si muore”. Testimonial della campagna è Joseph Ratzinger, l’unico tra i Papi moderni che ha avuto il coraggio di licenziarsi e che ha raccontato la sua drammatica esperienza nel libro “Se questo è un Papa”.

Intanto la Procura vuole vederci chiaro e ha aperto un’inchiesta. Le attenzioni degli inquirenti si concentrano sul misterioso datore di lavoro dei Papi – che si fa chiamare “Il Signore” – e che risulta da sempre irrintracciabile.

Eddie Settembrini

Come giornalista del Washington Post ha scoperto lo scandalo “watergate”, ma ha lasciato lo scoop a due colleghi ambiziosetti in cambio di un hot dog. Tornato in Italia ha iniziato a indagare sui delitti del Mostro di Firenze; ha smesso quando ha capito che gli indizi conducevano a se stesso. Ora scrive per Lercio sotto ricatto. Il suo romanzo preferito è “Oblomov”, ma si è immedesimato talmente tanto nel protagonista che non l'ha mai finito.

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