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Texas: giustiziato l’uomo che scorreggiava in ascensore

24 giugno 2013

Dopo 10 anni nel braccio della morte, venerdì scorso è arrivato il capolinea per Jason T., quarantatreenne di origini messicane che ha trascorso gli ultimi tredici anni nel carcere federale di Beaumont in seguito a numerose denunce per “atti sconsiderati in luoghi chiusi”. L’uomo era infatti accusato di liberare i propri gas intestinali in luoghi angusti e senza possibilità d’uscita immediata, come ascensori e taxi.

Solo con un tenace lavoro investigativo e l’accurato studio di filmati di sorveglianza la polizia è riuscita ad accertare l’identità dell’accusato, mentre il detective John Herbert Esposito – di madre texana e padre di Bagnoli – portava alla luce il suo modus operandi. Pare che Jason liberasse il proprio intestino in presenza di altre due persone e, grazie ad una notevole capacità dialettica, riuscisse sempre a convincere uno dei due della sua innocenza, accusando il terzo che spesso, umiliato e deriso, si abbandonava ad un pianto disperato.

Una vera e propria ossessione quella di Jason, capace di ripetersi dalle 4 alle 12 volte in un giorno solo, passando da una città all’altra. E proprio quando il processo a suo carico stava per chiudersi incredibilmente con l’assoluzione dell’uomo e l’incarcerazione di tutti i querelanti, Jason commetteva il suo unico e fatale errore: nella piccola anticamera videosorvegliata del tribunale, in attesa dell’apertura della serratura automatica, si liberava di tutta la tensione delle udienze accusando poi una delle due guardie che lo accompagnavano. Ma grazie a sofisticate telecamere termografiche in grado di rilevare anche la minima fuoriuscita di calore, la polizia ha finalmente inchiodato l’uomo dando una svolta immediata e drastica alla sentenza.

Durante la permanenza in prigione Jason ha abbracciato la religione buddista ed ha più volte chiesto pubblicamente scusa alle sue vittime, sottolineando di essere diventato un’altra persona. Il radicale mutamento dell’uomo è ben riassunto nel testo autobiografico pubblicato proprio l’anno precedente all’esecuzione, dal titolo “Cambio aria” (Feltrinelli, 2012, pp. 536).

Marco Ciotola

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