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Storico rivela: “Gli Incas furono sterminati perché rompevano il cazzo con i flauti”

4 ottobre 2017

[MILWAUKEE] La notizia ci arriva grazie all’opera dell’illustre professore universitario Arsenio K. Lattanzi, di evidenti origini italiane, come si può notare dalla sua usanza di far assumere parenti senza particolari competenze. Specializzato in storiografia, gioco dell’oca e farmacie di turno, il luminare ha portato a conclusione uno studio storico da cui emerge che il popolo Inca, coltivando sin dalle sue origini l’arte di suonare flauti e venderne le registrazioni su cd in piazza, sia stato sterminato proprio per la sovrabbondanza di questa attività ludico-economica.

Conclusioni dalla quale verrebbe spontaneo prendere le distanze, dato che rovescerebbe la storia della conquista dell’impero Inca e l’importanza riposta in agricoltura e lavorazione dei metalli da parte dell’antico popolo. Il mondo accademico ha infatti osservato un minuto di silenzio per la scomparsa di tale radicata convinzione, dopodiché ha ripreso la partita Scapoli contro Libri antichi.

Il professore spiega “Gli Incas erano inclini a suonare pifferi e flauti di Pan tutto il giorno perché era la loro unica forma di sostentamento. Con il ricavato, infatti, potevano acquistare carne di lama, alpaca, vigogna e guanaco dai pochi uomini le cui mani non erano adatte a  padroneggiare il piccolo strumento ma ad abbattere un grosso camelide”.
Sfortunatamente non tutti i forestieri apprezzarono la loro raffinata arte musicale e, aizzati dalle bucoliche sonorità, stabilirono che meritavano di essere saccheggiati e sterminati in massa. Lo storico ritiene, inoltre, che i mestieri più praticati dall’antica civiltà fossero rispettivamente: il suonatore di flauto (coadiuvato da un venditore di cd-rom), l’inventore di linguaggio scritto misterioso e il creatore di leggende sulla propria civiltà.

Abbiamo chiesto al professore come spiega i famigerati sacrifici umani e le barbarie propri di questo antico popolo: “I sacrifici umani? Erano un evidente atto sanzionatorio rivolto a chi suonava brani non concordati con le forze spirituali o comunque eseguiti in una sfera troppo privata, brani come Despacito, Bailando e Asereje“.

Per fortuna le orme della grande cultura Inca sono state comunque tramandate di piffero in piffero sino ai nostri giorni e le gloriose vestigia sono ormai visibili e soprattutto udibili a tutti: possiamo renderci conto, infatti, della loro maestria e della sapienza che fu, fermandoci estasiati ad ascoltare le composizioni leggiadre tipiche della cordigliera andina, tipo la colonna sonora di Titanic, che gli eredi di tale tradizione immancabilmente diffondono armoniosamente nelle piazze più famose o vicino ai monumenti più importanti di ogni città, abbandonandoci alla loro delicata melodia e alle note aggraziate, cercando, però, di allontanarci per tempo, prima che lo spirito di Francisco Pizarro si impossessi di noi.

Mattia F. Pappalardo

Mattia F. Pappalardo nasce nel 1984 per colpa di un difetto in un prodotto della durex. Studia informatica col suo desiderio di entrare nei computer di ogni ente governativo, ma dopo il primo esame di Logica perde ogni ambizione umana e voglia di vivere: così si iscrive a Lettere. Ama da sempre l'arte, la musica, la filosofia e poi fare l'amore sperando che le prime tre funzionino.

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