Immagine: Gangplank HQ da Flickr

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“Siete troppo qualificati per questo lavoro”. Imprenditore coraggioso li assume lo stesso

10 settembre 2015

Portaccàn (TO) – Non tutti i mali vengono per nuocere. Lo sa bene Matteo Zelante, giovane imprenditore piemontese reduce da un’interminabile serie di colloqui andati troppo bene perché fosse assunto. “La litanìa era sempre la stessa: ‘Lei ci ha veramente colpiti: è un tipo sveglio, in gamba, titolato. Ecco, forse anche troppo. Lei è un po’ troppo qualificato per questo lavoro'”. All’inizio la situazione lo divertiva e lo inorgogliva. Ma quando i rifiuti hanno cominciato ad affastellarsi il signor Zelante ha iniziato a sentirsi frustrato. Le sue due lauree in Ingegneria Aerospazialmeccanichedile e Gnoseologia Applicata all’Economia Finanziaria Globale si erano trasformate da potenziale punto di forza per un ingresso trionfante nel mercato del lavoro a una sorta di lettera scarlatta che lo esponeva alla pubblica ignominia.

“Al mio ennesimo colloquio in cui mi proponevo per la posizione di chiavinglesista junior in un’azienda idraulica, ho capito che stavo sbagliando tutto. Il titolare, dopo aver visto il mio curriculum, ha iniziato con la solita tiritera, dicendo che forse non ero adatto a fare il chiavinglesista e che avrei dovuto aspirare a qualcosa di più.

Io tentavo di spiegargli che con le mie conoscenze di meccanica dei fluidi sarei riuscito a far risparmiare alla loro impresa centinaia di euro per ogni intervento e che con il mio Master in Persuasione Avanzata sarei riuscito a convincere i clienti a sborsare più del dovuto. Ma lui non mostrava alcun segnale di apertura. ‘Guarda ragazzo – mi diceva – ho capito metà delle cose che mi hai detto e se ti prendo qui finisce che uno degli altri operai prima o poi ti infila un cacciavite a croce nell’occhio'”.

A quel punto, il signor Zelante, noto alle cronache cittadine per essere persona di ineguagliata mansuetudine, ha perso le staffe. “Ma veramente mi sta mandando via? Con me diventereste la migliore impresa idraulica di Portaccàn e invece siete così incapaci che anziché riparare quel termosifone gocciolante, ci avete piazzato sotto un vaso! Ci rendiamo conto?” Proprio in quel momento, quasi per un’invocazione mistica, un’altra goccia è piombata dalla manopola regolatrice del calorifero precipitando fin dentro al vaso, già pieno di monossido di diidrogeno fino all’orlo, facendolo così traboccare. Ed è così, che il signor Zelante ha avuto l’illuminazione. “Il giorno stesso ho fondato la società MeglioChiamareNoi che domani quoteremo in borsa con un valore di un miliardo di euro”.

Ma qual è il segreto di MeglioChiamareNoi? Il signor Zelante ha iniziato a diffondere annunci nei quali offriva posti di lavoro esclusivamente a “Gente troppo qualificata per fare altro”. Senza specificare il settore lavorativo. “Noi ci occupiamo di tutto. Ma lo facciamo meglio degli altri. E ci facciamo pagare meno. All’inizio ero animato principalmente dalla vendetta: offrivo tutti quei servizi di cui si occupavano le aziende che mi avevano bocciato, portandole alla soglia del fallimento e poi incorporandole. Ammetto che cacciare a pedate i vecchi titolari era piuttosto gratificante. Poi la società si è sempre più ampliata cominciando a invadere settori più remunerativi, dall’alta tecnologia alla produzione e distribuzione internazionale di metanfetamine”.

Ma anche le storie più luminose nascondono qualche ombra. Pochi giorni fa, infatti, la nostra redazione ha ricevuto una lettera dal signor Stefano Falcando, che denunciava di essere stato licenziato in tronco dalla MeglioChiamareNoi senza troppe spiegazioni. Abbiamo raggiunto telefonicamente Matteo Zelante per chiedergli delucidazioni. “Come sapere il goal della mia società è sempre stato quello di promuovere le intelligenze più raffinate del nostro Paese e restituire un po’ di speranza a chi si impegna per raggiungere risultati eccellenti. Però, questo Falcando non è semplicemente un tipo in gamba. Questo è proprio un genio. Se l’avessi tenuto, nel giro di due mesi mi avrebbe fregato il posto. Mica sono scemo”.

 

Da piccolo ho visto il Papa su un elicottero. Da allora ho sempre sognato di pilotare un Papa.

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