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Scrive “C’È NE” su uno striscione: ucciso dal serial killer degli sgrammaticati

23 ottobre 2015

Artico (Li) – Prosegue con inesorabile puntualità l’azione sanguinaria di quello che in queste settimane è stato definito il serial killer degli sgrammaticati (ma anche il giustiziere grammar-nazi e il vendicatore dell’italiano). L’unità speciale dei Carabinieri comprendente l’appuntato Fedele Nesecoli – il primo a intuire il collegamento tra gli omicidi – sta lavorando senza sosta per individuare il colpevole, ma anche questa settimana alcuni strafalcioni sono stati fatali alle povere vittime della sua furia omicida.

Dante Cassano, addetto stampa del comune livornese di Artico, ha firmato la sua condanna a morte con una virgola tra soggetto e verbo nel comunicato divulgato per la riapertura della biblioteca della cittadina: “Il sindaco di Artico, è estremamente soddisfatto di poter annunciare…”. L’assassino ha approfittato della passione del Cassano per il Punt e Mes, proverbiale in tutto il paese: pare che abbia versato un potente topicida nella bottiglia preferita del funzionario, rinvenuto con in mano un bicchiere  mezzo vuoto del liquore. Accanto al cadavere, il “Prontuario di punteggiatura” di Bice Mortara Garavelli, aperto su pagina 24, dove l’assassino ha sottolineato la frase “non si può separare con una virgola il soggetto dal suo verbo”.

Pochi giorni dopo, alla Sagra del Brigidino di Lamporecchio, una morte orribile è toccata a Vieri Petrarca, vincitore dell’annuale concorso per il miglior dolcetto, che nel discorso di accettazione ha dichiarato: “Anche se sono una persona pùdica e parlare in pubblico mi imbarazza, prometto di inserire nella rùbrica il progetto di migliorare ulteriormente la ricetta di questa leccòrnia. Il povero Petrarca è stato rinvenuto sgozzato, con le corde vocali tranciate dai frammenti di vetro di una bottiglia di acqua tonica. Davanti a lui una copia del “Dizionario di Ortografia e Pronunzia” di Migliorini-Tagliavini-Fiorelli, con tre segnalibri insanguinati alle pagine riportanti le parole pudìco, rubrìca e leccornìa.

Pare invece che sia stato un banale striscione esposto alla partita di beneficenza tra studenti dell’università di Firenze e della Scuola Normale Superiore di Pisa a causare la morte di Giosuè Totti, capo della tifoseria universitaria locale: “Di vincitrice c’è ne una sola”. Poche ore dopo la fine della partita, il Totti è  stato ritrovato nudo, in un sottoscala dell’impianto sportivo, impiccato proprio con lo striscione incriminato e con le parole CE N’È incise sul petto con una lama affilata. Niente da eccepire, invece, sull’altro striscione “Pisa merda”.

L’opinione pubblica intanto si sta dividendo sul caso: accanto al comprensibile raccapriccio per gli omicidi, stanno spuntando sui social network apprezzamenti per l’opera compiuta dall’assassino in favore della lingua italiana. Gruppi Facebook come la Brigata Graziadio Isaia Ascoli inneggiano al giustiziere grammar-nazi, suggerendogli addirittura le prossime vittime: tra queste il Senatore Maurizio Gasparri, che su Twitter ha cinguettato con orgoglio che “Marino ha mentito ha tutti”, dopo che già si era distinto scrivendo a Fedez “Qualsiasi mia risposta ad un offesa…”, oppure il capogruppo del M5S Gianluca Castaldi che a Palazzo Madama, parlando in diretta TV davanti all’aula gremita, ha esordito chiedendo al presidente Grasso “Se potrebbe, cortesemente, controllare…”

Vera Gheno e Andrea Michielotto

Recuperate qui la puntata precedente!

http://www.lercio.it/dice-gli-ho-imparato-io-la-musica-maestro-di-piano-ucciso-dal-serial-killer-degli-sgrammaticati/

Correte a vedere come termina il nostro thriller mozzafiato!

http://www.lercio.it/carabiniere-smaschera-killer-degli-sgrammaticati-intimandogli-esca-i-documenti/

 

Andrea Michielotto nasce per partenogenesi da un altro organismo pluricellulare chiamato Andrea Michielsette. È considerato uno dei maggiori narratori viventi in uzbeko, anche se crede di scrivere in italiano. Attualmente lavora come ghost writer di Domenico Scilipoti.

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