Foto: Tarantino Vincenzo / Foter.com / CC BY-NC-ND

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Scoperta una raccolta di poesie erotiche scritte da Padre Pio

2 novembre 2013

Foggia – Non poteva credere ai suoi occhi Giosuè Vetustini, pensionato di Serracapriola (Fg), quando su quel vecchio diario ammuffito ha riconosciuto l’inconfondibile firma di Francesco Forgione, in arte Padre Pio.
L’anziano era salito in soffitta per la semestrale conta dei ragni, poi lo sguardo è caduto su un pezzo di carta che sporgeva da sotto una catasta di cianfrusaglie (il Vetustini accumulava da decenni cerchioni gobbati, vecchi coprisedili e deodoranti per auto, nell’attesa che gli tornassero utili il giorno che avesse deciso di prendere la patente). Raccolto il manoscritto, Giosuè ha subito cominciato a sfogliarlo e ha capito che si trattava di un diario con oltre 200 poesie erotiche scritte dal Santo di Pietrelcina.
La storia è venuta fuori solo dopo un mese, quando Vetustini ha ricevuto il positivo responso della perizia commissionata al grafologo Cagliostro Calamai, già noto alle cronache per aver confermato l’autenticità de ‘I diari di Mussolini’. Calamai afferma che: “La calligrafia del testo e delle firme è da considerarsi compatibile al 100% con quella di Francesco Forgione, specie se si tiene conto del 50% dei profitti che otterrò dalla vendita del diario”.
Poco o nulla si sa del contenuto dell’opera. Dalle poche notizie recuperate nei quotidiani locali, San Pio avrebbe scritto 207 tra sonetti, ballate e madrigali, tutti a sfondo esplicitamente erotico. Le scorse settimane Vetustini aveva fatto trapelare alcuni dei titoli delle poesie, come ‘Ode al divin culetto’, ‘Coll’ano al cielo’, ‘Zinne sanza pudore’ e ‘La canzone bagnata’. Ci sarebbe inoltre la non ancora confermata prima quartina del ‘Sonetto del Torrione’: “Oh, come sorride la gaia fessa/come attende all’uscio pulsando/che il mio torrione strisciando passa/seco il bianco diluvio portando”.
Il resto del manoscritto è da ieri top secret: il proprietario avrebbe ricevuto un’offerta di 3 milioni di euro sull’acquisto dell’intera opera, da un misterioso individuo al telefono, con uno strano accento, che diceva di chiamarsi Francisco Argentin.

Gianni Zoccheddu nasce in Sardegna nella calda estate del '76, unico sopravissuto di 4.576.458 fratelli, tutti morti durante la fecondazione. Fino ai 18 anni è convinto di essere Gesù poi, fallito il tentativo di moltiplicare pani e pesci facendoli accoppiare tra loro, smette di credere in se stesso e diventa ateo. Dopo alcuni anni passati a lavorare come commesso presso un distributore automatico si iscrive in Lingue, ma non si laurea per colpa dei comunisti, le scie chimiche e i rettiliani. Attualmente vive a Scrotopoli, dove si prende cura di una dozzina di troll nani, cercando faticosamente di guarirli dalla schizofrenia. Nel tempo libero ama fare bolle di sapone col culo e conosce personalmente un quasar. Segni particolari: un vistoso rinoceronte tatuato sulla chiappa destra di un altro tizio. Motto preferito: meglio soli che pianeti.

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