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Scienziato inventa macchina del tempo per eliminare Hitler ma uccide Charlie Chaplin

15 ottobre 2015

Se il dottor Emmet L. Wells avesse dedicato qualcuna delle infinite ore trascorse in laboratorio per distrarsi con qualche film al cinema, si sarebbe potuta evitare la catastrofe culturale. Il dottor Wells, dopo anni di studi e tentativi, era infatti riuscito a realizzare quello che finora restava il più grande sogno di ogni scienziato dopo la scoperta della caffeina e delle bambole gonfiabili: una macchina del tempo, ignaro però, del disastro che ciò avrebbe comportato.

Lo scienziato aveva testato la capsula inviando vari suoi assistenti nelle epoche più remote avanti e indietro nel tempo, dal mesozoico nel passato, alla guerra tra Calabresi e Esquimesi nel futuro, dimenticandosi di non aver ancora inventato il comando per tornare al presente. Spazientito per il ritardo dei suoi collaboratori, in particolare del suo braccio destro Silvius Prefect, l’inventore ha deciso di andarli a prendere, ma non prima di inviare sé stesso nel 1939 per una missione epocale: salvare il pianeta dalla imminente distruzione eliminando colui che l’avrebbe portato verso la catastrofe, ovverosia, il cancelliere tedesco Adolf Hitler.

Basandosi su una foto originale dell’epoca, il dottor Wells ha inserito i dati nella macchina, ha attivato i comandi ed è partito.
Al suo arrivo la Germania era molto diversa da come se l’era immaginata. Più allegra, colorata. C’erano personaggi bizzarri: omoni col cappello e gli stivali (“Ehi, Johnny, pronto per una nuova giornata come Ringo Kid?” chiedeva un uomo con una benda sull’occhio), altri con foulard sulla testa e pugnali al fianco. E anche la lingua era più simile al suo inglese del New England di quanto si aspettasse.

Per non destare sospetti si era abbigliato documentandosi meticolosamente su alcune vecchie immagini dei raduni nazisti: stivali, pantaloni, spallaccio, giacca, cravatta, camicia, cintura e fibbia, berretto, fascia con svastica e fondina contenente una PPK originale presa in prestito dal museo delle armi di un liceo texano.
Ehi, tu!” – gli disse una donna che teneva in bocca degli spilli – “Che razza di fascia hai messo? Il simbolo è sbagliato. Metti questa!
Il dottor Wells rimase un po’ confuso. La svastica era cambiata? Forse era finito in una sezione speciale segreta? In un circolo esclusivo delle SS?
Ora vai, sei già in ritardo. Entra da quella porta. “Mussolini” è già arrivato!” – lo invitò la donna facendo con le dita il segno delle virgolette.
Wells aprì la porta e rimase stupefatto da ciò che vide. Il führer e il duce stavano litigando come ragazzini davanti a una tavola ricolma di cibo vantandosi dei loro rispettivi eserciti. Lo scienziato si avvicinò a Hitler, estrasse la pistola, la puntò verso il dittatore germanico che lo guardava incredulo e fece fuoco.

Anche quello che avvenne dopo lo apprendiamo dal diario che Wells scrisse durante i quarantadue anni di carcere che gli furono inflitti per l’assassinio non del führer tedesco ma di Charlie Chaplin che stava dirigendo e interpretando “Il grande dittatore”.
La II Guerra Mondiale ci fu lo stesso e noi non sapremo mai come sarebbe stato il film di Chaplin se non per una scena che il geniale cineasta aveva in mente di girare con un pallone a forma di mappamondo che gli sarebbe, simbolicamente, scoppiato in mano.
Ma, soprattutto, non si sa che fine abbia fatto la capsula temporale realizzata da Wells che, in punto di morte nel 1963, ha rivelato avere la forma di una cabina telefonica blu.

Augusto Rasori

Credo nell'amore, l'amicizia, l'onestà, la generosità, l'altruismo ma soprattutto la verità. O non scriverei qui...

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