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Roma, Adinolfi inciampa durante un comizio e uccide il suo elettorato

9 giugno 2016

Roma – “Ho ucciso il mio 0,6%”. Non si dà pace Mario Adinolfi, ricoverato sotto shock al ristorante “Le delizie del cinghiale”, per aver causato la morte di tutto il suo elettorato.

Il politico, giornalista, giocatore di poker e pianeta del sistema solare, aveva radunato i suoi elettori in una rosticceria di Trastevere, per ringraziarli di aver esercitato a cazzo il loro diritto di voto. Stava proprio per prendere la parola quando – per cause ancora da accertare – è inciampato nel suo scroto ed è precipitato sui presenti uccidendoli sul colpo e provocando una voragine talmente grande che ha inghiottito tutte le altre voragini di Roma. Sotto il corpo di Adinolfi, rimosso solo alcune ore dopo dai Vigili del Fuoco, sono stati ritrovati i corpi dello 0,4% dei suoi elettori; il restante 0,2% risulta ancora disperso, insieme alla cassiera scaraventata via dallo spostamento d’aria.

L’incidente ha scosso tutta la città di Roma, letteralmente. Molti abitanti del quartiere si sono riversati in strada pensando a un terremoto, oppure all’olocausto nucleare. Poi quando hanno capito cosa era successo si sono mostrati molto colpiti dalla tragedia: l’ennesima voragine che verrà richiusa chissà quando.

Unanime il cordoglio del mondo politico. Tutti i principali leader di partito hanno voluto stringersi intorno ad Adinolfi, ma non ci sono riusciti. Commozione anche tra i vertici della Chiesa Cattolica: Abbiamo perso in un colpo solo i nostri migliori retrogradi, invasati e integralisti omofobi, ci vorranno anni per tirare su un’altra generazione di mentecatti”. Virginia Raggi e Roberto Giachetti, invece, non hanno ancora rilasciato dichiarazioni perché impegnati a sottrarre 0,6 dai loro sondaggi per il ballottaggio.

I funerali degli elettori di Adinolfi si terranno domani in forma strettamente riservata. Il funerale politico di Adinolfi, invece, si è già celebrato nelle urne.

Eddie Settembrini

Come giornalista del Washington Post ha scoperto lo scandalo “watergate”, ma ha lasciato lo scoop a due colleghi ambiziosetti in cambio di un hot dog. Tornato in Italia ha iniziato a indagare sui delitti del Mostro di Firenze; ha smesso quando ha capito che gli indizi conducevano a se stesso. Ora scrive per Lercio sotto ricatto. Il suo romanzo preferito è “Oblomov”, ma si è immedesimato talmente tanto nel protagonista che non l'ha mai finito.

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