il rappresentate irlandese Swift parla all'assemblea delle Nazioni Unite

il rappresentate irlandese Swift parla all'assemblea delle Nazioni Unite

Risoluzione ONU: i poveri potranno vendere i loro figli ma solo come cibo

21 ottobre 2015

New York – Una buona dose di coraggio e tanta voglia di mettere ormai da parte le vecchie ipocrisie. Questi i presupposti con cui i membri del congresso delle Nazioni Unite hanno approvato all’unanimità la proposta scritta ed esposta dal rappresentante dell’Eire, John Swift. Il documento contiene una serie di passaggi concreti e ben ponderati dall’autore, per porre rimedio, una volta e per tutte, alla fame nel mondo. In poche parole Swift ci dice che solo partendo da azioni serie e mirate, potremo debellare questo fastidio che da anni molesta l’umanità e assicura: “Il mio progetto non si riferisce soltanto ai figli dei senza tetto ma è ben più ambizioso e riguarda tutti i bambini di una certa età nati da genitori che non siano in grado di mantenerli, almeno non meglio di quanto faccia un mendicante medio”.
Ci sono state delle pesanti critiche per alcuni passaggi del documento, a parere di alcuni membri più sensibili, di “un’efferatezza sconcertante”, altri, invece, chiedevano perché i poveri non mangiassero direttamente i loro figli, dimenticando che il cibo è ormai passato in secondo piano di fronte ad altri beni fondamentali, come uno smartphone ultimo modello.

Uno dei punti più discussi riguarda proprio l’età in cui il bambino povero è consigliabile diventi carne da macello: “Un bambino appena uscito dal ventre materno può essere nutrito per un anno solare di solo latte; male che vada” incalza Swift “si può calcolare un po’ di cibo del valore massimo di 50 dollari, che la madre potrà procurarsi facilmente, in contanti o in natura, esercitando la sua legittima professione di mendicante. Ed è proprio appena compiuto l’anno di età che io propongo di provvedere a loro in un modo che, invece di essere di peso ai genitori o alla società, e di aver bisogno di cibo e vestiti per tutto il resto della vita, siano loro a contribuire a nutrire, e in parte vestire, molte migliaia di persone”.
Molti scettici della prima ora hanno però analizzato i dati ammettendo di non trovarvi nulla da eccepire ma puntando, piuttosto, il dito contro tutte le inefficaci soluzioni del passato. La maggioranza dell’assemblea ha accolto, quindi, con parere positivo questa audace proposta (titolo anche del dossier di Swift) che darà a milioni di persone la possibilità di un riscatto sociale.

Non si è fatto attender il sostegno dello star system; l’appello arriva da Proctor Raptus, famoso chef televisivo, che dice di aver incontrato, durante i suoi viaggi nei paesi più esotici, civiltà che fanno un uso sistematico di carne umana: “Vi assicuro che un bambino di un anno, sano e ben allevato, è un cibo delizioso, nutriente”. Lo chef ha fatto sapere che cucinerà in diretta televisiva il suo primo tajine di bebè, vendendolo all’asta e devolvendo il tutto in beneficenza.

Tantissimi amministratori delegati delle più grandi multinazionali del mondo si sono fatti avanti: “Questo cibo vogliamo che sia venduto caro, poiché è particolarmente indicato per noi, che avendo già divorato quasi del tutto i genitori, siamo i più qualificati a mangiarci i loro figli”.

Le singole nazioni stanno ora valutando se e come attuare i vari punti della risoluzione che, ora dopo ora, acquisisce sempre più consensi. A partire dal segretario della Lega Salvini che, partendo dal presupposto che i meno abbienti siano gli immigrati, dice: “Ogni anno che passa siamo sempre più accerchiati, loro sono nostri nemici e, al contempo, i principali riproduttori del nostro paese, questa iniziativa almeno ne comporterebbe una sensibile riduzione”.

Mentre il Presidente del Consiglio Matteo Renzi fa sapere che spingerà per far attuare il Piano Swift il più presto possibile, dichiarando: “Nessun interesse personale mi spinge a promuovere un’iniziativa così necessaria, non avendo altra finalità che il bene del mio Paese, la prosperità del commercio, l’avvenire dei bambini, il sollievo dei poveri e il piacere dei ricchi. E io” – tiene a precisare – “non ho bambini dai quali ricavare un solo euro, perché il più piccolo ha nove anni, e mia moglie non non avrebbe nemmeno il tempo di concepirne un altro, dovendo percorrere tutti i giorni 900 metri per andare alla scuola in cui insegna”.

Sergio Marinelli

Sergio nasce nel 1976, anno del cazzo, dove l'evento più allegro è il terremoto in Friuli. A scuola gli dicono che ha le capacità, ma non s'impegna e quando lo fa finge di non avere le capacità. Il suo motto è: non fare oggi quello che domani potrebbe essere inutile fare. Non pratica sport, sudare lo mette a disagio. Ora vive a Porto Sant'Elpidio, paese del cazzo, dove la cosa più eccitante è attraversare i binari con le sbarre del passaggio a livello abbassate.

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