foto:  vanityfair.it

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Riforma del lavoro, Renzi: “Si potrà licenziare con un semplice tweet”

24 settembre 2014

Roma – Non si arrestano le polemiche sul Jobs Act dopo l’accelerazione impressa dal premier Matteo Renzi nelle ultime ore. Se già nei giorni scorsi la riforma aveva causato uno scontro frontale con i sindacati, oggi il rischio è che la discussione si incendi, accentuando la spaccatura tra le parti sociali, ma anche quella interna al PD. Motivo di tanta tensione è la norma che introduce la possibilità per il datore di lavoro di licenziare un dipendente tramite Twitter.

Renzi si è detto sicuro che l’uso del noto social network velocizzerà non poco le pratiche di fine lavoro, permettendo così al dipendente licenziato di approdare in fretta a uno dei tanti nuovi lavori che lo attendono. “E poi basta con queste espressioni arcaiche come ‘licenziamento’ – ha aggiunto Renzi – da oggi si dirà che i lavoratori verrano ‘defollowati’”.

Ma vediamo nel dettaglio il provvedimento. Secondo la norma il licenziamento verrà preannunciato dall’ormai classico hashtag renziano #dipendentestaisereno. Dopo tre giorni – qualora il lavoratore non avesse colto il velato invito a farsi da parte – il datore di lavoro potrà far ricorso all’hashtag #dipendentepreparaletuecose. Solo se il dipendente non avrà ancora preso atto del licenziamento avvenuto, il datore di lavoro potrà usare l’hashtag definitivo #dipendentecosacazzocifaiancoraqui?, prima di defollowarlo del tutto.

Critica la Cgil che per bocca di Susanna Camusso invita il premier a fare un passo indietro: “E’ un attentato alla dignità dei lavoratori, si usi almeno il Messaggio Privato!”.

Intanto l’esecutivo va avanti e annuncia le prossime azioni legislative, tra cui la riforma del Codice della strada che prevede l’introduzione di “social autovelox” che tagghino gli automobilisti indisciplinati direttamente su Facebook.

Eddie Settembrini

Come giornalista del Washington Post ha scoperto lo scandalo “watergate”, ma ha lasciato lo scoop a due colleghi ambiziosetti in cambio di un hot dog. Tornato in Italia ha iniziato a indagare sui delitti del Mostro di Firenze; ha smesso quando ha capito che gli indizi conducevano a se stesso. Ora scrive per Lercio sotto ricatto. Il suo romanzo preferito è “Oblomov”, ma si è immedesimato talmente tanto nel protagonista che non l'ha mai finito.

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