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Ricerca rivela: chi scorreggia in fa diesis è più intelligente

23 ottobre 2015

PETOWN – È di questi giorni la sensazionale notizia che arriva da oltreoceano e più precisamente dal Massachusetts Institute of Fartology (MIF) che ha reso noti i risultati di una ricerca alquanto singolare. Gli studi degli scienziati hanno coinvolto decine di soggetti di entrambi i sessi e hanno portato alla scoperta che gli individui col maggiore QI sono tra loro accomunati da una precisa caratteristica, ovvero l’essere in grado di emettere flatulenze anali in fa diesis.

La ricerca, durata cinque anni e che ha aggravato con l’accumulo dei peti del 5% il global warming, ha rivelato che questa particolare abilità sembra essere del tutto indipendente dal tipo di dieta o dall’età del soggetto e neppure pare collegata alla conformazione anatomica della zona anale, come dimostrano anche le ricostruzioni in computer grafica 3D realizzate dai ricercatori su scansione diretta dei soggetti. La capacità di emettere una scorreggia in fa diesis dipenderebbe solo ed esclusivamente dal maggiore sviluppo di una zona del cervello, localizzata nella parte inferiore dell’emisfero destro e battezzata ‘corteccia scorregiale. Un settore del nostro cervello che conferisce un maggiore QI e ci consente di controllare la modulazione dell’aria attraverso lo sfintere in modo da produrre questa particolare nota.

La correlazione tra intelletto e frequenza sonora delle flatuelenze era già nota nel ‘500 – come risulterebbe da alcune stampe recentemente portate alla luce – ma oggi trova una conferma scientifica inequivocabile.

“Era ora. Ho sempre sospettato che non tutti quelli che fanno le puzze fossero intelligenti. Voglio dire, guardate Massimo Boldi. Finalmente è arrivata una ricerca che ci aiuta un po’ a scremare: quelli che scorreggiano in fa diesis, sono più intelligenti. Se il vostro didietro è accordato sul, che so, DO minore, siete solo patetici scorreggioni. Eureka!” è stato il commento di George Van Sniffen, antropologo non coinvolto nello studio.

Subito dopo la pubblicazione dei risultati dello studio condotto dalla dottoressa Harriet Stinker e dal suo team, in molti hanno voluto saperne di più: la curiosità di conoscere la tonalità delle proprie flatulenze è diventata una vera e propria febbre che ha contagiato in breve tempo centinaia di persone, che hanno preso a spetazzare come se non ci fosse un domani soprattutto negli ascensori, sul divano, in macchina con i finestrini bloccati. “Non solo – hanno spiegato le autorità sanitarie locali – le persone hanno cominciato a infilarsi il diapason su per il sedere per verificare la corretta intonazione delle proprie emissioni e ci sono stati numerosi casi di ricoveri per introduzioni innaturali di oggetti nello sfintere. E noi non siamo ancora pronti! Di solito il picco si registra a Natale, con la depressione e tutti quei puntali a disposizione”.

In alcuni casi però, si sono verificate vere e proprie situazioni drammatiche, come è successo a Brian Goodhear, cittadino dello stato dell’Iowa dotato di orecchio assoluto, preso d’assalto da una folla in cerca di consulenza che lo ha costretto a barricarsi in casa e a chiamare le forze dell’ordine. “Smettetela di scorreggiarmi in faccia – ha dichiarato l’uomo, visibilmente scosso – ormai il mio viso odora inequivocabilmente di feci, mi scambiano tutti per Gianluca Buonanno”.  

Intanto, alcuni istituti universitari della Ivy League hanno cominciato a selezionare i candidati studenti sulla base di una registrazione delle proprie flatulenze, in sostituzione dei classici test attitudinali. Anche qui, tuttavia, non mancano i primi tentativi di frode: un diciannovenne del Missouri si sarebbe fatto impiantare un flauto nello sfintere per aggirare il test ed essere ammesso a Yale. Espulso dall’Università, ha guadagnato però significative manifestazioni di interessamento da parte dell’Orchestra Filarmonica di Varsavia e di una nota azienda di sex toys anali.

 

Michele Tartaglia

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