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Referendum. Spunta il comitato degli indecisi: “Vogliamo la casella NON CI STIAMO CAPENDO UN CAZZO”

14 aprile 2016

Terra dei Cachi (EELST) – Alla vigilia del referendum “sulle trivelle” che più precisamente concerne la durata dei titoli abilitativi per le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare come fosse antani con scappellamento a destra, sono ancora molti i cittadini che ritengono di non essere sufficientemente informati per esprimere il proprio voto.

Nelle ultime settimane gli elettori sono stati come travolti da una perdita di liquami tossici ma economicamente appetibili tra cui bufale, fact checking, fact checking dei fact checking, bufale sui fact checking, fact checking sulle bufale sui fact checking e addirittura una puntata speciale di Porta a porta, durante la quale il plastico di una trivella ha individuato un giacimento di cazzate fossili sotto lo studio di Vespa.

Per i sostenitori del Sì, l’attuale normativa, consentendo di mantenere in attività le piattaforme estrattive per un tempo indefinito, comporterebbe il rischio concreto che, qualora un asteroide puntasse contro la Terra, tutte le squadre di trivellatori sarebbero impegnate e nessuna potrebbe salvare il pianeta.

I sostenitori del No, invece, affermano che in caso di blocco delle piattaforme, aumenterebbe significativamente il numero di petroliere in transito tra l’Italia e l’India, con il conseguente rischio di perdere tra 450 e i 3000 Marò all’anno.

Nel clamore della battaglia tra favorevoli e contrari all’abrogazione (ossia tra contrari e favorevoli alle piattaforme estrattive) si era levata la voce del comitato Qualunquisti&Idrocarburi a sostegno dell’astensione, le cui tesi mirano a svelare l’ipocrisia dei referendari.

Il portavoce dei Qualunquisti, il Prof. Ioméne Stoaccasa, si chiede: Come ci vanno gli elettori alle urne? Prendono l’auto? Ma lo sanno quanto carburante consumerebbero andando alle urne per votare contro il prolungamento delle concessioni di estrazioni petrolifere? Secondo i nostri calcoli, il risultato è: molto. E sapete quanto petrolio viene estratto dalle nostre piattaforme offshore entro le 12 miglia? I nostri esperti ce lo comunicheranno non appena saranno riusciti a dividere zero per infinito. Da questi semplici dati, emerge con estrema chiarezza che se tutti gli italiani andassero a votare rischierebbero di trovarsi a metà strada senza benzina. Ed è per questo noi affermiamo il sacro diritto di starcene a casa domenica prossima. E anche perché in TV c’è il campionato”.

Molto più chiara, invece, è la posizione dei petrolieri. Il presidente dell’Associazione Omareneromareneromarené lancia l’allarme: “Qualora vincesse il Sì, saremmo costretti ad estrarre tutto il poco materiale rimasto nei giacimenti prima del termine delle concessioni. Ma così facendo, finiremmo per superare le soglie di esenzione e dovremmo pagare le tasse su quello che estraiamo. Una barbarie! Non solo, ma ci troveremmo anche a dover smantellare le piattaforme, anziché poterle lasciare a stagnare per decenni fino a quando l’UNESCO le dichiari patrimonio dell’umanità e a quel punto l’Isis le demolisca al posto nostro”.

Proprio negli ultimi giorni, però, un nutrito gruppo di cittadini modello, si è riunito nel “Comitato degli Indecisi”, fondato dal ristoratore romano Nunciò Voja, detto Penniente. Il signor Voja, ha spiegato così le ragioni del proprio comitato: “Non abbiamo un’idea chiara su che cosa votare, ma pretendiamo che la nostra voce valga come quella di chi ha letto, si è informato, ha discusso e si è formato un’opinione. Noi non abbiamo fatto niente di tutto questo e tra l’altro oggi pomeriggio ci scade la consegna del fantacalcio quindi non c’abbiamo proprio tempo”.

“D’altra parte – spiega Nunciò Penniente Voja – noi abbiamo sempre votato senza mai capirci una mazza in tutte le elezioni almeno da 20 anni a oggi e non vediamo per quale motivo non abbiamo diritto al nostro spazio anche nei referendum. Accanto al Sì e al No, vogliamo una terza casella, come sulla schedina. O almeno l’aiuto dal pubblico”.

Da piccolo ho visto il Papa su un elicottero. Da allora ho sempre sognato di pilotare un Papa.

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