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Recita scolastica di Kevin Spacey del ’67 verrà ripetuta senza di lui

13 novembre 2017

Los Angeles – “Dobbiamo assolutamente togliere questa macchia nella storia della nostra scuola”. Così Jeremy Bigot, anziano ex-dirigente scolastico della Scuola Elementare John Wayne di Los Angeles, ha commentato la decisione di replicare una recita scolastica che aveva visto un 8enne Kevin Spacey tra i protagonisti.

Il riferimento è a una rappresentazione di “Little Red Riding Hood” (Cappuccetto Rosso) avvenuta nel Giugno del 1967. “Kevin faceva il lupo cattivo – ricorda Bigot – e questo avrebbe già dovuto farci sospettare qualcosa”. Ma questo non fu l’unico segnale della personalità deviata dell’attore. Qualcuno ricorda che durante la recita, alla battuta di Cappuccetto Rosso “Nonna, che mani grandi che hai”, il piccolo Spacey rispose fuori copione: “È per toccare meglio le cosce ai giovani attori che vengono a trovarmi nella mia stanza”.

La decisione quindi è presa: la recita si rifarà. Tutti i protagonisti, ormai quasi sessantenni, sono stati convocati nella vecchia scuola per mettere in scena nuovamente “Cappuccetto Rosso”. Tutti tranne Kevin Spacey, che sarà sostituito da Christopher Plummer.

L’operazione ha presentato anche qualche difficoltà organizzativa: per esempio il bambino che interpretava il cacciatore negli anni si è lasciato un po’ prendere la mano con i fucili ed è finito nel braccio della morte per avere compiuto una strage in un supermercato. “Ma abbiamo richiesto un permesso speciale, non possiamo rinunciare alle sue qualità” – ha garantito l’ex-preside.

Intanto si moltiplicano le iniziative per rimuovere Kevin Spacey da qualsiasi evento in cui è apparso come attore. L’ostetrica dell’ospedale di South Orange, dove Spacey è nato, ricorda che il pianto di Kevin appena partorito le era sembrato “forzato, non naturale, senza dubbio stava recitando”. Dunque non è escluso che anche la nascita di Kevin Spacey dovrà essere rifatta senza di lui. Anche se non sarà semplice riesumare la salma di sua madre.

Eddie Settembrini

Come giornalista del Washington Post ha scoperto lo scandalo “watergate”, ma ha lasciato lo scoop a due colleghi ambiziosetti in cambio di un hot dog. Tornato in Italia ha iniziato a indagare sui delitti del Mostro di Firenze; ha smesso quando ha capito che gli indizi conducevano a se stesso. Ora scrive per Lercio sotto ricatto. Il suo romanzo preferito è “Oblomov”, ma si è immedesimato talmente tanto nel protagonista che non l'ha mai finito.

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