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RAPIVA BAMBINI AI RICCHI PER DONARLI AI POVERI: ARRESTATO

27 gennaio 2014

ROMA – «Lo sapete cosa vuol dire per una famiglia povera adottare un bambino in Italia?». Con Queste parole Robin Hu, trentacinquenne calabro-coreano, interpellava gli agenti dell’unità mobile di Roma mentre lo accompagnavano sospingendolo coi talloni all’interno della vettura di servizio.

Come nella celebre storia, l’uomo rubava ai ricchi per aiutare i poveri, ma non denaro, bensì neonati. Le folli cifre necessarie al sostentamento delle pratiche di adozione nostrane alla radice della sua idea: «Non ho mai rubato bambini per uso personale, solo per altruismo o, tuttalpiù, divertimento» queste le sue prime parole, quasi un modo di respingere anticipatamente le accuse che la folla inferocita era pronta a muovergli.

L’uomo si introduceva nelle strutture ospedaliere durante la fascia notturna poi, giunto nelle stanze delle neo-mamme, suonava il campanello per attirare l’attenzione dell’ostetrica di turno così da poter prelevare indisturbato il bambino dalla nursery. Ma perché rubare bambini appena nati? «Non sono un animale, non posso correre il rischio che i genitori biologici del bambino si affezionino, il piccolo va prelevato nelle primissime ore di vita».

E se agli inquirenti risulta inspiegabile il movente dei suoi atti tanto benevoli quanto rischiosi, Robin, ai nostri microfoni, si è mostrato persino sorpreso: «Come perché? Dovreste vedere gli occhi dei genitori che la mattina si trovano un bambino urlante nel lettone».
Una storia che fornisce l’ennesima testimonianza di quanto siano retrograde le leggi sulle adozioni, le quali non lasciano scampo a chi non possiede le materie prime necessarie ad andare avanti in Italia: soldi e sperma.

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