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Putin commissiona un attentato in Svezia per salvare la reputazione di Trump

23 febbraio 2017

Putingrad (Russia) – Sono giorni nervosi per Vladimir Putin, nonostante stia trascorrendo un periodo di relax nel suo luogo di villeggiatura preferito (un bunker antiatomico ricavato da un carro armato cecoslovacco e da strane ossa provenienti da un gulag siberiano), il leader del Cremlino non riesce a trovare pace. Secondo i ben informati è il suo nuovo alleato, Donal J. Trump a  preoccuparlo. “Innanzitutto farlo eleggere ci è costato un sacco di rubli!”, pare abbia sbottato con i suoi collaboratori, aggiungendo: “E poi sta facendo una cazzata dietro l’altra!”. L’ultima è quella di aver citato un attentato in Svezia mai accaduto. D’altronde nel paese scandinavo non succede nulla d’interessante dal 1847, quando un attore shakespeariano con l’Alzheimer ad una prima dell’Amleto a Uppsala declamò: “C’è del marcio nello stato di Svezia!”.

Ma porca la rivoluzione d’ottobre! – ha dichiarato, sempre secondo le solite voci , Putin – Trump non poteva fare un gaffe più semplice da gestire? Non so, tipo scoparsi una minorenne? In quel caso avremmo potuto affidarci all’esperienza accumulata con Berlusconi!”. Il problema principale è, ovviamente, la fiducia degli americani nei confronti del loro neo-presidente. “Mannaggia alla Glasnost, oramai persino gli abitanti dell’Arkansas iniziano a considerarlo un idiota, e parliamo di gente che non ha ancora i pollici opponibili!”.

Ma come ben sanno (o meglio: sapevano) i suoi oppositori politici, Vladimir Putin non è uomo da abbattersi di fronte alle difficoltà. “Se Trump ha dichiarato che c’è stato un attentato in Svezia, allora faremo un attentato in Svezia, l’unico problema è che cosa facciamo saltare in aria? In Svezia non c’è un cazzo!” Per ovviare a questo problema i collaboratori più stretti di Putin, un ex-gerarca nazista idrofobico e un bull-terrier con l’Aids, hanno stilato una lista di obiettivi sensibili che maggiormente rappresentino la storia e la cultura svedese e, dopo aver caldeggiato a lungo l’idea di far esplodere la sede centrale dell’Ikea, pare che la scelta sia caduta su qualcosa di molto più caro agli scandinavi: il museo degli Abba.

Matteo Adami

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