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Pugno duro dell’Occidente contro il terrorismo: “Gli aumenteremo il prezzo delle armi!”

18 novembre 2015

Milano (odia: la polizia non può sparare) – Non credevo sarei riuscito a raccontare i fatti che ora vi presenterò. Si prospettava una giornata tranquilla; tutto ciò che avevo da fare era intervistare Federica Mogherini, l’alto rappresentante dell’unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, riguardo gli attentati di Parigi, e tutti i professionisti come me sanno che ci si può aspettare solo una sequela di banalità trite e ritrite da quelle conversazioni.
Ma non faccio in tempo ad assumere la mia espressione da vero giornalista prima di uscire dalla redazione, che una squadra di uomini incappucciati sfonda le nostre finestre e, armati di tutto punto, ci intimano di metterci con le spalle al muro.

Il mio primo, logico, pensiero, ovviamente, è che si tratti di estremisti islamici che vogliono colpire la libertà di stampa in Italia, orgogliosamente attestata al 73º posto.
Così, mentre il mio direttore spiega loro che il vero e unico autore dei nostri titoli è Maurizio Belpietro, che in quel momento non è in redazione perché doveva uscire a insultare dei bambini musulmani all’asilo, ma di cui può comunque fornire loro indirizzo e numero di telefono, quegli uomini mi sedano e, come scoprirò solo più tardi, mi rapiscono caricandomi di peso su un elicottero militare.

Mi risveglio in un rifugio alpino, dove trovo ad attendermi un amabile vecchietto, intento a sorseggiare una birra e a godersi lo sfondo del tramonto sulle montagne.

“Foleva federe Frau Mogherini?” mi domanda tradendo un forte accento tedesco “bene, sappia che lei non potrebbe dirvi niente, a meno che non cerchiate consigli su come tingervi i capelli. Sono io il fero responsabile della sicurezza europea”

Più sconvolto dal fatto che la Mogherini si tinga i capelli, piuttosto che non conti una cippa in Europa, vorrei però chiedere a quel signore come poteva sapere che avevo intenzione di intervistarla, dato che mi hanno rapito prima che le telefonassi. Decido tuttavia di non domandare nulla. Un po’ perché temo la sua reazione, un po’ perché sono legato e imbavagliato.

“Sappia che i fatti di Parigi ci hanno colpito fortemente” continua l’anziano signore mentre, brandendo un coltellaccio, mi si avvicina e mi libera. “Teufel! Siamo campioni del mondo e ci facciamo impalare due volte dai francesi! E, poi, ovviamente, anche l’attacco terroristico ci ha scosso. Un conto è un mercato a Beirut, un conto è Parigi, una delle città più importanti del Reich, cioè, dell’Europa!”.

Mentre mi massaggio i polsi martoriati, vorrei ribattere, ma il vecchietto sembra leggermi nel pensiero “Niente ma! – sbotta – le armi sono cose serie! Mica come i politici italiani, che cambiano bandiera a seconda di chi se li compera! Abbiamo venduto le armi ai terroristi, gli abbiamo fatto lo sconto, gli abbiamo persino regalato una paio di Luger dal valore affettivo incommensurabile, e quelli che fanno? Le usano contro di noi? Ma robe da pazzi! Saddam Hussein! Quello sì che era una persona onesta. Ha comperato armi per miliardi e non ci ha chiesto una lira di sconto, e alla fine s’è fatto pure ammazzare senza dire né ah né bah! Ah, ce ne fossero… È proprio vero: i dittatori coi baffetti sono i migliori!

“E adesso cosa contate di fare?” riesco a domandare approfittando di una lunga sorsata di birra del vecchio. “Scheiße –inveisce sbattendo il boccale sul tavolo – gli aumenteremo i prezzi. Del doppio, del triplo! Gli aumentermo pure la carta per i documenti falsi! Vedremo, poi, se faranno ancora i furbi. E l’atomica se la scordano. Almeno per cinque anni!” Vorrei domandare qualcos’altro, ma, senza che me ne renda conto, gli uomini che mi hanno rapito compiaono dal nulla e, in men che non si dica, mi ritrovo di nuovo legato. “Ja, ora è meglio che se ne vada, c’è il derby tra Corinthians e Palmeiras. Ho vissuto qualche anno in Brasile e, anche se c’erano troppi negri, defo dire che sanno giocare a calcio. Quelli sì che non si farebbero impalare due volte dai francesi!”.

Matteo Adami

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