Foto: Governo.it

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Previdenza, la soluzione del Governo: “Mandiamo i sardi in pensione a 95 anni”

24 novembre 2017

Roma – “I sardi campano tanto, facciamoli lavorare fino a 95 anni!”. È questa, in sintesi, la proposta che il governo ha messo sul tavolo delle trattative con i sindacati per sciogliere il nodo pensioni.

È il ministro del lavoro Poletti a spiegare lo spirito della proposta del governo: “Con il contributo degli arzilli nonnetti sardi potremmo risanare le casse dell’INPS, permettendo a tutti gli altri di andare in pensione a 60 anni. I sardi hanno molti privilegi, diciamolo una volta per tutte: hanno il mare bello, non hanno i terremoti, hanno i formaggi buoni e hanno Melissa Satta. È ora che restituiscano qualcosa anche loro!”.

Poletti ha portato l’esempio della famiglia Melis di Perdasdefogu: 8 fratelli tutti ultracentenari. “Pensate quanto avrebbe incassato l’INPS se i fratelli Melis avessero pagato i contributi fino a 95 anni – ha detto il ministro – invece si godono la pensione da oltre 50 anni sulle spalle dei contribuenti italiani”.

La proposta del governo ha incontrato il favore immediato di CISL e UIL. Susanna Camusso, per chiudere l’accordo, chiede che venga aggiunto all’elenco dei lavori usuranti anche “fare l’attrice per Fausto Brizzi”.

Fermamente contrario, invece, Sebastiano Mulas, segretario dell’ULSU – Unione Lavoratori Sardi (la U è stata messa a cazzo alla fine) che fa notare come il dato peculiare della longevità riguardi solamente una piccola zona della Sardegna, l’Ogliastra, mentre nel resto dell’isola si muore in media a 80 anni, o anche prima se si vive vicino a un poligono militare. “E poi non è vero che abbiamo solo privilegi, abbiamo anche noi le nostre criticità”, ha chiosato il sindacalista mostrando un cd di Valerio Scanu.

Eddie Settembrini

Come giornalista del Washington Post ha scoperto lo scandalo “watergate”, ma ha lasciato lo scoop a due colleghi ambiziosetti in cambio di un hot dog. Tornato in Italia ha iniziato a indagare sui delitti del Mostro di Firenze; ha smesso quando ha capito che gli indizi conducevano a se stesso. Ora scrive per Lercio sotto ricatto. Il suo romanzo preferito è “Oblomov”, ma si è immedesimato talmente tanto nel protagonista che non l'ha mai finito.

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