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Prato. Elettricista folgorato da una duevventi crede di essere Fabri Fibra

16 giugno 2014

Prato – La vita di Teofilo Salimbeni (29 anni) è cambiata radicalmente da quando, circa una settimana fa, è stato folgorato da una scarica elettrica dopo aver messo due dita in una presa da 220 volt durante un intervento di routine in una ditta cinese.

Da allora, infatti, il ragazzo crede di essere il celebre rapper Fabri Fibra. Secondo i medici ciò sarebbe avvenuto perché la radio attaccata alla corrente che si trovava in ditta stava suonando un pezzo del cantante italiano nell’istante dell’incidente. Il danno potrebbe essere permanente. Quello alla ditta, crollata nell’incendio conseguente, lo è di sicuro.

La moglie è disperata: “Oramai non mi riconosce più, dice che sono Laura Chiatti – afferma piangendo – e che non me lo vuole dare perché deve lavorare, nonostante passi le giornate a provarsi scarpe e vestiti di tre taglie sopra. E cappellini! Quegli stupidi cappellini!!”. Teofilo, durante la nostra visita, appare in evidente stato confusionale, e non solo per il suo nome: sembra che si esprima solo in rima, con cose tipo “sono un ceffo serio / non mi volere male / io dico ciò che penso / non sono commerciale”.

Naturalmente i gusti musicali del giovane sono radicalmente cambiati. Sul muro dove prima c’era un poster gigante dell’album “The dark side of the moon” dei Pink Floyd, ora compare un murales giallo e blu con la scritta BellaRaga. Come se non bastasse, in determinati momenti della giornata Teofilo inizia a ridere sguaiatamente, puntando il dito verso chiunque gli sia vicino, urlando parole come“sono tanta roba! Tanta Roba! Rrobba!”.

Dopo una giornata passata ad osservare Teofilo che manda a fare in culo i Club Dogo, la moglie ci accompagna alla porta, confidandoci che proverà a fargli prendere un’altra scossa mentre per radio passa Biagio Antonacci. Mentre ci congediamo, per le scale sentiamo partire l’ennesimo litigio in versi: “Nella mia casa dico il cazzo che mi pare / il cazzo che mi pare / il cazzo che mi pare. / Piscio sopra i fiori / cago sul davanzale”. 

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