(Foto: Lella Sagne)

(Foto: Lella Sagne)

Ottiene concessione edilizia dopo 47 anni ma non ricorda più cosa voleva costruire

25 ottobre 2014

ANCONA – Singolare caso di mala burocrazia a Concalma, piccolo comune dell’anconetano. La 74 enne Greca Calenda si è vista recapitare una lettera in cui le si chiedeva di presentarsi immediatamente in comune per una pratica che la riguardava. La signora Greca pensava si trattasse dell’agognata soluzione al problema della sua pensione, oramai bloccata da 5 anni, invece le è stato comunicato che la sua richiesta di concessione edilizia, presentata l’8 febbraio 1967, aveva completato l’iter burocratico ed era stata prontamente accettata.

L’anziana, però, pur ricordando vagamente la richiesta, ha ormai completamente dimenticato il motivo per cui era stata presentata. Il completamento di un muro di cinta? L’ampliamento di una palafitta? La costruzione di un ponte levatoio? Domande che difficilmente troveranno mai risposta.
Per di più, oltre al danno, è arrivata la beffa per la signora Greca. L’ufficio comunale ha infatti comunicato che il rilascio del permesso comportava l’istituzione di un negozio giuridico (“forse quello dovevo costruire”, avrà pensato la signora) a validità retroattiva, ciò implicava il pagamento coattivo di tutti gli oneri passati nonché della relativa tassazione sulla costruzione, anche se non realizzata, a partire dalla data di presentazione della domanda. In particolare, Greca avrebbe dovuto saldare tutti gli arretrati relativi alla nuova imposta sostitutiva della TASI, la STASI (a validità ex ante), ed altresì cospicui interessi di mora su tutte le rate non pagate dal 1967. A nulla sono valse le proteste dell’anziana, presentate al comune in fogli protocollati, con due marche da bollo da 16 euro.

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