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Omicidio Regeni, l’Egitto ammette: “L’assassino è una mummia”

19 febbraio 2016

CAIRO (Egitto) – Il Presidente della Repubblica Abd al-Fattah al-Sisi ha rilasciato una dichiarazione che potrebbe mettere fine al mistero sull’uccisione di Giulio Regeni. Dopo la ridda di illazioni che hanno coinvolto la polizia locale, i servizi segreti e lo stesso governo egiziano, il generale ha dissipato le nebbie intorno al caso: l’assassino del giovane ricercatore italiano è una mummia evasa dal Museo egizio della capitale.

Il Presidente egiziano ha confermato che l’assassino è stato fermato mentre si aggirava barcollante, con le braccia protese in avanti, sul set del film “La mummia 4, il ritorno della democratura” (con un magistrale Brendan Fraser, di nuovo protagonista, nel ruolo di un rene dentro un vaso canopo). Il killer era già noto per aver commesso decine di crimini efferati in oltre 4300 anni di attività e, secondo le fonti governative, dopo la cattura ha deciso di rilasciare una piena confessione dell’omicidio, sotto la minaccia che gli fossero svolte una a una tutte le bende.

D’altronde le speculazioni fatte nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere erano apparse da subito poco credibili. Si tirava in ballo una fantomatica quanto assurda violenza da parte di agenti di polizia (si è mai visto nel mondo un poliziotto violento?), si ventilavano accuse a servizi segreti più o meno deviati (perché delle persone pagate per agire nell’ombra armate, il cui anonimato è garantito dallo Stato, dovrebbero compiere azioni misteriose al di fuori della legge?). O, ancora più inverosimile, si alludeva a un coinvolgimento di esponenti vicini al regime di al Sisi (si dovrebbe presumere che, incredibilmente, un generale dell’esercito salito al potere poco dopo un colpo di stato militare si circondi di uomini senza scrupoli, o che addirittura lo sia lui).

L’Italia plaude alla solerzia del governo egiziano per bocca del ministro Gentiloni: “Nel nostro Paese abbiamo accumulato così tanti misteri di Stato che non sapevamo proprio cosa inventarci per mantenere gli attuali rapporti economici con l’Egitto senza fare la figura degli zerbini. Grazie al vostro intervento possiamo continuare a condurre affari fregandocene dei diritti civili e altre menate che frenano lo sviluppo economico, anche quando queste coinvolgono un nostro un nostro concittadino, la cui morte non influirà assolutamente sulle previsioni di crescita dello 0,7 del Pil”.

Gianni Zoccheddu

Gianni Zoccheddu nasce in Sardegna nella calda estate del '76, unico sopravissuto di 4.576.458 fratelli, tutti morti durante la fecondazione. Fino ai 18 anni è convinto di essere Gesù poi, fallito il tentativo di moltiplicare pani e pesci facendoli accoppiare tra loro, smette di credere in se stesso e diventa ateo. Dopo alcuni anni passati a lavorare come commesso presso un distributore automatico si iscrive in Lingue, ma non si laurea per colpa dei comunisti, le scie chimiche e i rettiliani. Attualmente vive a Scrotopoli, dove si prende cura di una dozzina di troll nani, cercando faticosamente di guarirli dalla schizofrenia. Nel tempo libero ama fare bolle di sapone col culo e conosce personalmente un quasar. Segni particolari: un vistoso rinoceronte tatuato sulla chiappa destra di un altro tizio. Motto preferito: meglio soli che pianeti.

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