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“Non saremo mai dei cazzo di hipster!”: Guccini e Cacciari si radono contro la moda della barba lunga

25 maggio 2015

In un bar (BA)-  La discussione è nata proprio in un bar di Bari, davanti a una quarantina di Peroni, dopo essersi trovati d’accordo che da anni, almeno in occidente, la barba era diventata il simbolo di una certa sinistra intellettuale. Ma una regola ha sempre contraddistinto la scelta di riempirsi la faccia di peli: avere un volto adeguatamente compatibile con la barba. Fino a quando, come un fulmine a ciel sereno, sulle facce in giro per il mondo, sono apparse come delle muffe che, piano piano, s’impossessavano delle gote di ogni suo abitante, dall’effetto estetico devastante. Ma solo Dio è più grande della moda (Al-Qaeda docet), riuscendo quindi a far credere che la barba fosse figa per chiunque. E anche se mettere una barba su alcuni volti sarebbe come mettere uno sguardo acuto a Gasparri, nessuno del sesso maschile, ma anche qualche audace femminista, ha resistito al desiderio di riempirsi, dopo le gambe, gote e mento di peli.

E come per ogni evento così prorompente, le reazioni sono state molteplici, fino a toccare le alte sfere istituzionali e il mondo dello spettacolo. Si è parlato, infatti, di una unità di crisi messa in piedi dal ministro Alfano che, preoccupato d’avere a che fare con un’impennata di adesioni ad Al-Qaeda, ha però subito ritirato l’allerta. Scoprendo in un sol colpo che anche Lapo si era fatto crescere una barba e che lui non avrebbe mai potuto aderire a quella moda. Alfano con la barba, pare fosse troppo anche per Alfano stesso. Altre iniziative sono partite dal mondo della cultura e dello spettacolo, organizzando un concerto di solidarietà a chi la barba l’ha da sempre. Guest star il filosofo Cacciari, anche se qualcuno sosteneva che fosse il fumettista Alan Moore sotto acidi, che oltre a radersi completamente il volto, leggerà un suo saggio: “La fine della razionalità classica e dialettica e l’emergere pieno, costruttivo, rifondativo e non distruttivo del “pensiero negativo” (ovvero “Basta spendere ‘ste cifre in henné per tingermi la barba!”).  A lui si uniranno nel clamoroso gesto anche Francesco Guccini (C’era un vecchio con la barba bianca ma non sarò di certo io. Porco Boia!), De Gregori (“Mi resta pur sempre il cappello per fare l’alternativo di sinistra“) e Nanni Moretti (“Con questi look non vinceremo mai!“).

Un appello alla solidarietà è arrivato, inoltre, dagli operai della Gillette in cassa integrazione: “Dateci una mano, voi che potete: tagliatevi quelle barbe del cazzo!

Sergio Marinelli

Sergio nasce nel 1976, anno del cazzo, dove l'evento più allegro è il terremoto in Friuli. A scuola gli dicono che ha le capacità, ma non s'impegna e quando lo fa finge di non avere le capacità. Il suo motto è: non fare oggi quello che domani potrebbe essere inutile fare. Non pratica sport, sudare lo mette a disagio. Ora vive a Porto Sant'Elpidio, paese del cazzo, dove la cosa più eccitante è attraversare i binari con le sbarre del passaggio a livello abbassate.

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