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“Basta stare fermi!”: sostenitore del SI’ sale su un treno a cazzo

2 dicembre 2016

Stazione di Ancona (FS) – Da circa 12 ore non si hanno più notizie di John Mark Fin, giovane italo-inglese coordinatore del comitato di “Offagna per il Sì alla riforma costituzionale”, che ieri sera, in preda ad una rabbia frenetica, è salito al volo su un treno merci carico di belle speranze con destinazione ignota.

“Continuava a gridare che tutti noi eravamo fermi da troppo tempo alla stazione di Ancona, che era tempo di andare avanti, tempo di raggiungere l’Europa, che quel treno lo stavamo aspettando da anni e che anche se non era proprio il treno che lui sperava… insomma, sempre meglio di niente!” così racconta Parmenzio Mitraglia, testimone dell’intero accaduto.

“Ho cercato di dissuadere John Mark – spiega – alla fin fine questa è la più bella stazione del mondo, forse c’è qualcosa da sistemare, ma perché andarcene? Sono arrivato alla stazione di Ancona nel 1948 – ricorda senza nascondere un filo di commozione – quando era stata appena rinnovata, dopo i bombardamenti, sulle ceneri della stazione originaria, che risale al 1861…”

Molti dei presenti, però, non concordano con la ricostruzione di Mitraglia. “Stazione più bella del mondo un corno. Questo è vero per il binario 1, forse, ma il binario 2 era malfunzionante fin dall’inizio e va sostituito – sostiene Fedrigo Preghiani – secondo me John Mark ha fatto bene a prendere quel treno, perché l’immobilismo non paga”.

Uno dei responsabili della stazione – che ha chiesto di restare anonimo – ha confermato che non solo la stazione, ma l’intera rete ferroviaria sconta gravi disfunzioni, dovute in parte a errori progettuali iniziali, ma anche scarsa manutenzione: “Da anni si parla di raddoppio della linea adriatica. Ora come ora, ci sono tratti in cui i treni sono costretti al ping pong, fanno la spola andando avanti e indietro sullo stesso binario, anche più volte nella stessa giornata”.

“E poi ci sono i rallentamenti costanti – prosegue – Come dare torto ai passeggeri: moltissimi treni arrivano con ritardi inimmaginabili. John Mark stava aspettando il suo treno, pensi, da quarant’anni! Alla fine si è scoraggiato e ha deciso di prendere il primo treno che passava. Però era un treno merci che neppure fermava in stazione: è salito al volo”.

Dopo il gesto disperato di John Mark, tra i testimoni si è innescato un dibattito rimasto dormiente per molti anni che ha riportato alla luce antiche questioni irrisolte.

“John Mark voleva arrivare in Europa, ma ha preso un treno merci per Cerignola – insiste la voce critica di Parmenzio – Ora: a occhio e croce l’Europa stava dall’altra parte. Va bene spostarsi, ma, almeno, prendere il treno giusto. Prima o poi sarebbe passato.”.

Ma tra i passeggeri, le posizioni sono molteplici, anche tra quelli più anziani. Molti, condividendo la rabbia di Mark, sostengono di aver già perso troppi treni e che sarebbero saliti volentieri su quel maledetto treno merci se non avessero avuto tutti quei problemi all’anca. Altri, invece, dichiarano che non prenderanno nessun treno finché non passerà il Regionale per Urbino.

“Ma quel regionale non esiste! Bisogna prendere per Pesaro o per Fano e poi continuare in bus…” prova a spiegare il capostazione.

“Se è così me ne sto ad Ancona finché non istituirete quel regionale e riaprirete la stazione di Urbino”.

“I problemi sono nati quando vi abbiamo lasciato privatizzare tutto – sostiene un giovane passeggero, Alessio Keyi – bisogna tornare ad una rete di trasporti completamente pubblica. Dobbiamo invertire la rotta e smetterla di salire sui treni che ci propina l’Europa in nome della concorrenza e del mercato libero. Bella concorrenza, bel mercato!”.

“Quando c’era Mauro Moretti i treni arrivavano in orario – grida una voce nella folla, sollevando diversi mormorii imbarazzati – invece i nuovi dirigenti pensano solo agli affari propri”.

Intanto un cellulare squilla ed arrivano le prime notizie di John Mark. Suo cugino, Daniel Fin, annuncia: “John è arrivato a Cerignola e sta bene. Ma adesso è fermo lì e non sa come tornare indietro”.

Francesco Conte

 

Da piccolo ho visto il Papa su un elicottero. Da allora ho sempre sognato di pilotare un Papa.

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