Foto HAMM

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Netturbino obiettore si rifiuta di buttare un profilattico usato

25 ottobre 2016

VERONA – “Dentro questo goldone usato c’è la vita, mi rifiuto di buttarlo in un cassonetto”. Sono le queste parole che il netturbino Rodolfo Quibasso ha urlato in un impeto d’ira ai suoi colleghi di lavoro, prima di decidere di incrociare le braccia per quella che sta diventando una protesta dalla risonanza nazionale.

Quibasso lavora da oltre vent’anni come operatore ecologico a Cicogna di Monte Cavolo, piccolo comune in provincia di Verona, e da tempo mostrava segni di insofferenza verso la disinvoltura con la quale nel suo mestiere di spazzino si violano le leggi di Dio. “Più volte si era lamentato di essere costretto a gettare i cleenex sporchi di sperma. – racconta un suo collega – Una volta, sventolandone uno tra due dita, aveva affermato che l’uomo non aveva diritto di opporsi alla volontà divina. Se per caso qualche donna avesse raccolto il fazzoletto e l’avesse usato per pulirsi la vagina? E se fosse rimasta incinta e avesse deciso di tenere il frutto della strada? Chi saremmo stati noi per decidere sulla sacralità di una vita che potrebbe arrivare, anche se per ora ancora spalmata in un pezzetto di carta? E se in quel fazzoletto ci fosse il disegno del piano Divino? Quella volta riuscimmo a convincerlo insinuando il dubbio che quel cleenex fosse appartenuto ad un extracomunitario. Rodolfo è ostinatamente convinto che i clandestini non siano esseri umani”.

Ma quelle trovate ieri all’interno del profilattico usato sono state le gocce che hanno fatto traboccare il vaso. Quibasso stava lavorando in un viale in periferia del comune quando, sul ciglio della strada, ha visto il profilattico rorido di rugiada mattutina e altro, come un fiore di vita pronto a sbocciare. In un moto di commozione Rodolfo ha amorevolmente raccolto il condom da terra e lo ha adagiato nella mano a conchetta, mentre gli cantava melodiose ninne nanne con il volto rigato dalle lacrime.

I colleghi di lavoro hanno assistito attoniti alla scena, prima di avvicinarsi a Rodolfo per chiedergli se stesse bene. A quel punto Quibasso è sbottato urlando: “Dentro questo goldone usato c’è la vita, mi rifiuto di buttarlo in un cassonetto”. Caso vuole che le urla abbiano attirato l’attenzione di una troupe di Studio Aperto, che si trovava a Cicogna di Monte Cavolo per una inchiesta sulle presunte sevizie subite da un cucciolo di ramarro da parte di suo zio. I giornalisti si sono precipitati sul posto e hanno improvvisato un servizio andato in onda in mattinata. Vista l’importanza del tema anche i programmi pomeridiani come La Vita in Diretta, Pomeriggio Cinque e Tagadà, hanno scatenato i loro inviati alla ricerca di immagini e testimonianze. Negli studi si è assistito a dibattiti infuocati tra i sostenitori e i detrattori di Quibasso, che per ora non ha rilasciato nessuna dichiarazione, ma si è rintanato in casa assieme al preservativo.

Gianni Zoccheddu

Gianni Zoccheddu nasce in Sardegna nella calda estate del '76, unico sopravissuto di 4.576.458 fratelli, tutti morti durante la fecondazione. Fino ai 18 anni è convinto di essere Gesù poi, fallito il tentativo di moltiplicare pani e pesci facendoli accoppiare tra loro, smette di credere in se stesso e diventa ateo. Dopo alcuni anni passati a lavorare come commesso presso un distributore automatico si iscrive in Lingue, ma non si laurea per colpa dei comunisti, le scie chimiche e i rettiliani. Attualmente vive a Scrotopoli, dove si prende cura di una dozzina di troll nani, cercando faticosamente di guarirli dalla schizofrenia. Nel tempo libero ama fare bolle di sapone col culo e conosce personalmente un quasar. Segni particolari: un vistoso rinoceronte tatuato sulla chiappa destra di un altro tizio. Motto preferito: meglio soli che pianeti.

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